Epicoco, Gesù veramente

Mc 10,46-52 - Giovedì della VIII Settimana del Tempo Ordinario

Com’è bella la preghiera di Bartimeo raccontata nel Vangelo di oggi. La sua non è una preghiera fatta di formalità o di abitudine. È un grido. È la preghiera di chi sta pregando con tutto il cuore. «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!». E mentre tutti cercano di farlo tacere, lui grida ancora più forte.

È come se avesse capito una cosa decisiva: che davanti a Gesù non bisogna avere paura di portare tutta la propria disperazione, tutto il proprio bisogno, tutta la propria verità. Gesù si lascia raggiungere da quella voce, si ferma, e gli pone una domanda sorprendente: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». Bartimeo risponde con chiarezza: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». Sembra una richiesta semplice, ma qui si nasconde il segreto di ogni vera preghiera. Pregare davvero significa imparare a desiderare con chiarezza.

Molto spesso noi preghiamo solo perché spinti da una sensazione di malessere. Bartimeo invece insegna un’altra cosa: la preghiera autentica nasce da un cuore che sa ciò che cerca. Ed è proprio la perseveranza nella preghiera che, poco alla volta, chiarisce il nostro cuore. Ci aiuta a distinguere ciò che è essenziale da ciò che è superfluo. Per questo la preghiera è anche una forma di discernimento. Pregando bene, impariamo non solo a parlare con Dio, ma anche a capire noi stessi. “Gesù gli disse: «Va', la tua fede ti ha salvato». E subito riacquistò la vista e prese a seguirlo per la strada”.

Giovedì 28 maggio 2026 – (Giovedì della VIII Settimana del Tempo Ordinario – Anno Pari)