Mc 6,53-56 - Lunedì della V Settimana del Tempo Ordinario

“E dovunque giungeva, in villaggi o città o campagne, ponevano i malati nelle piazze e lo pregavano di potergli toccare almeno la frangia del mantello; e quanti lo toccavano guarivano”.

È interessante questo dettaglio del Vangelo di oggi che ci racconta del modo attraverso cui la gente cerca costantemente Gesù. Sono soprattutto i malati che lo cercano, cioè sono coloro che avvertono in maniera evidente un bisogno, una debolezza, una fragilità. Questo non significa che la fede nasce lì dove c'è la disperazione, ma che la fede, cioè il vero rapporto con Cristo, nasce lì dove noi ci ricordiamo in maniera evidente che siamo delle creature.

Quando viviamo una prova, una debolezza o una fragilità, tutto questo ci mette davanti ai nostri occhi il nostro essere delle creature. Quando tu ti ricordi che sei una creatura, puoi stare finalmente faccia a faccia anche con il tuo Creatore. Ma quando tu non ti ricordi di essere una creatura, allora pensi di essere tu Dio, pensi di essere tu il Creatore. Sembra quasi un ragionamento banale, ma si può vivere un'esperienza di fede lì dove tu accetti di essere umano e lasci che Dio sia veramente Dio. Solo così la potenza di Dio si manifesta pienamente nella tua debolezza.

Se dovessimo fare un paragone umano e relazionale, dovremmo dire che un bambino gode di essere un bambino solo e soltanto quando accetta di essere figlio e non si sostituisce alla propria madre o al proprio padre. Se un bambino deve fare da genitore al suo genitore, allora la sua infanzia si trasforma in un inferno. Ugualmente nella vita spirituale, se noi ci mettiamo al posto di Dio e vogliamo tenere tutto sotto controllo e governare tutta la vita, allora questa nostra esistenza si trasforma in un inferno, anche se abbiamo molto potere, molto denaro e occupiamo posti di riguardo.

Vai alle LETTURE DEL GIORNO