Uno stuolo di capi di Stato e di Governo, sovrani, leader di organismi internazionali si sono ritrovati a Milano per la cerimonia di apertura dei Giochi olimpici. Dal vicepresidente Usa J.D. Vance e il segretario di Stato Marco Rubio, che hanno fatto le veci del presidente Donald Trumo, al presidente tedesco Frank Walter Steinmeier, dal capo di Stato polacco Karol Nawrocki all’emiro del Qatar, lo sceicco Tamim Bin Hamad Al Thani. E ancora, il presidente svizzero Guy Parmelin, i reali di Spagna Felipe e Letizia, la regina Silvia di Svezia, il principe di Monaco Alberto e sua moglie Charlene, la principessa Anna d’Inghilterra. Pesa invece l’assenza del presidente francese Emmanuel Macron.

Presente alla cerimonia anche il segretario generale della Nazioni unite Antonio Guterres, insieme alla presidente dell’Assemblea generale, Annalena Baerbock. Lo scorso 19 novembre l’Assemblea generale dell’Onu ha approvato la risoluzione presentata dall’Italia sulla Tregua olimpica, in vista dei Giochi olimpici e paralimpici invernali: la risoluzione è stata adottata per consenso di tutti gli Stati membri, raccogliendo 165 co-sponsorizzazioni, un numero altissimo. La risoluzione invitava i Paesi membri a osservare la Tregua olimpica a partire da sette giorni prima dell'inizio dei Giochi fino a sette giorni dopo la fine dei Giochi Paralimpici.

Ad accogliere i leader del mondo, il presidente Sergio Mattarella e la premier Giorgia Meloni. Quest’ultima ha avuto un colloquio in prefettura con J.D. Vance e la delegazione Usa - subito dopo aver incontrato il presidente polacco Nawrocki -, per confermare, come spiega la nota di Palazzo Chigi, «la solidità del rapporto strategico tra Italia e Stati Uniti», e per discutere dei «principali dossier di politica internazionale, con particolare riferimento agli ultimi sviluppi in Iran e Venezuela».

La diplomazia, come sempre, accompagna i Giochi olimpici. Il grande evento sportivo che attraversa il mondo diventa occasione di riflessione sui grandi temi internazionali, sui conflitti in corso e sulla pace, ancora lontana in tante aree del mondo. Durante la cerimonia, un coro di fischi si è levato dal pubblico in direzione di Vance nel momento in cui è stato inquadrato sul maxischermo, affiancato da sua moglie Usha, in coincidenza del passaggio della squadra statunitense. Disapprovazione, dunque, non verso gli atleti Usa, che sono stati applauditi, ma verso il vicepresidente e la politica Usa, dopo le polemiche suscitate dalla presenza ai Giochi degli agenti dell’Ice, l’agenzia federale statunitense anti-immigrazione che ha sollevato un’ondata di indignazione per le azioni brutali compiute a Minneapolis, fra cui l’uccisione di due attivisti.

Una vera ovazione invece ha accolto e celebrato la sfilata degli atleti ucraini. Un segno di vicinanza e incoraggiamento in un momento particolarmente difficile e sofferto per la popolazione del Paese che si avvicina al quarto anniversario dell’invasione russa su vasta scala (24 febbraio) e vive l’inverno più duro dall’inizio della guerra.