La mammina volante adesso è nostra e gli olandesi se ne faranno una ragione. Non è più un marchio di fabbrica olandese, come era stato da Londra 1948 quando si coniò il soprannome per Fanny Blankers Koen, un'epoca in cui maternità e sport erano mondi quasi inconciliabili. Milano Cortina 2026 come Torino 2006: come nell'Oval di allora nell’Ice Skating arena di Rho gli spalti sono arancioni, perché gli olandesi arrivano così equipaggiati di tutto punto a fare il tifo per il loro sport nazionale. Ma niente da fare: il ghiaccio della pista lunga a Milano come a Torino si tinge d’azzurro.

E c'è un filo che unisce quell'Olimpiade all’oggi, perché è da là che Francesca Lollobrigida ha scelto il ghiaccio, reso bollente qui, nei 3mila, dove nessuno l’aspettava, neanche il suo allenatore Maurizio Marchetto, che pure conosce benissimo la carica agonistica di Francesca: «È andata oltre le aspettative confida nella pancia dello stadio, «dopo una stagione in salita», complicata da un virus che l'ha debilitata fino quasi a convincerla a smettere. 
«Ero senza forze. Ma poi tutti mi hanno convinta a non arrendermi», racconta lei sintetizzando i momenti difficili, «anche se ancora ieri a mio marito dicevo che ero convinta di pattinare per il bronzo».

E nel tutti c’è un mondo: la sua famiglia prima di tutto, ma anche la Federazione che l’ha sostenuta con il progetto mamma, costruito per lei per aiutarla a tornare, l’Aeronautica militare e lui, il piccolo Tommaso che cresce con l’aiuto di una famiglia intera che sostendola permette alla sua mamma di volare sul ghiaccio fino a mettersi al collo una stupenda medaglia d’oro olimpica per poi corrergli incontro, abbracciarlo e raccontare al mondo tutta la soddisfazione e l’orgoglio di essere lì da mamma a dimostrare che si può realizzare sé stesse fino a dominare il mondo e insieme non rinunciare alla maternità.

Vola Francesca nell’ultimo chilometro, vola fino al record olimpico, in una disciplina dove spesso si pattina soli contro il tempo senza riferimenti, lei ha bisogno di ingaggiare una gara a due con chi le pattina accanto, cosa che lei invece ama fare e che ha portato sul podio al bronzo anche la canadese che ha pattinato con lei. Vola Francesca e poi apre le braccia per accogliere il piccolo Tommaso che ha tre anni ed è la mascotte del ghiaccio da quando è nato, molto più di Tina e Milo (non ce ne vogliano) e chissà se sa che quell’abbraccio d’oro è il più bel regalo di compleanno che si possa fare a una mamma che piange e ride in un giorno in cui tutto luccica: la medaglia d’oro, lo smalto verde, gli occhi azzurri che brillano come stelle.