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La vicenda raccontata dalla pagina del Vangelo di Giovanni di oggi ci mette davanti un fatto che molto spesso si presenta nella nostra esperienza di credenti: credere per noi significa avere delle certezze evidenti ai nostri occhi. Ma è effettivamente così secondo l’insegnamento di Gesù? Per spiegarci in che modo Gesù intende la vera esperienza di fede, dobbiamo proprio rifarci alla storia di questo funzionario del re che è disperato a causa della grave malattia di suo figlio: “si recò da lui e lo pregò di scendere a guarire suo figlio poiché stava per morire. Gesù gli disse: «Se non vedete segni e prodigi, voi non credete». Ma il funzionario del re insistette: «Signore, scendi prima che il mio bambino muoia». Gesù gli risponde: «Va', tuo figlio vive».
Quell'uomo credette alla parola che gli aveva detto Gesù e si mise in cammino. Proprio mentre scendeva, gli vennero incontro i servi a dirgli: «Tuo figlio vive!»”. La fede non consiste nell’avere immediatamente delle evidenze davanti ai nostri occhi, ma consiste nell’avere fiducia nella parola di qualcuno che ti dice di vivere o di fare delle cose quando ancora non hai nessuna rassicurazione che quelle cose porteranno il frutto sperato.
Credere è fidarsi, ma molto spesso noi intendiamo la fede come avere la prova incontrovertibile che le cose sono esattamente così. La nostra vita assomiglia molto all’esperienza di quest’uomo del Vangelo di oggi. Anche noi, per andare avanti, abbiamo bisogno di fidarci di Dio che ci chiede di andare avanti, anche se non abbiamo certezze riguardo al futuro o al destino che ci aspetta. Credere è mettersi in cammino. Credere è fidarsi della parola di Gesù. Ma come possiamo fidarci della sua parola se non la ascoltiamo? Come può un credente credere senza rapportarsi al Vangelo?
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