PHOTO
Silhouette of christian man hand praying, spirituality and religion, man praying to god. Christianity concept.
Mc 12,1-12 - San Giustino Martire, Memoria
«Un uomo piantò una vigna, vi pose attorno una siepe, scavò un torchio, costruì una torre, poi la diede in affitto a dei vignaioli e se ne andò lontano».
Mi sembra un’immagine bellissima quella che Gesù ci consegna nella pagina del Vangelo di oggi. In fondo, la vita è una vigna che non abbiamo piantato noi, ma che ci è stata affidata. Nessuno di noi ha scelto di nascere. Ci siamo ritrovati dentro una storia, dentro un tempo, dentro una famiglia, dentro una rete di relazioni che ci precede. Tutto questo è un dono. E tutte le volte che dimentichiamo che la vita è un dono, dimentichiamo anche che dobbiamo esercitare una custodia e non un dominio.
La parabola raccontata da Gesù ci mette in guardia proprio da questa tentazione: credere di essere padroni di ciò che, in realtà, abbiamo soltanto ricevuto. I vignaioli della parabola dimenticano di essere amministratori e si comportano come proprietari. È il peccato più antico dell’uomo: sostituirsi a Dio e pensare di bastare a sé stesso. Ma Dio non si arrende. Continua a mandare i suoi servi e, infine, manda il Figlio.
È un amore ostinato quello di Dio, che non smette di cercarci anche quando ci allontaniamo da Lui. Forse il messaggio più importante del Vangelo di oggi è proprio questo: la vera gioia non nasce dal possedere, ma dall'affidarsi. Chi pensa di essere padrone del mondo vive inevitabilmente nell’angoscia, perché deve difendere continuamente ciò che crede suo. Chi invece si scopre figlio e fiduciario vive nella libertà, perché sa che tutto è dono. Per questo la fede non consiste nell’aggrapparsi alle cose, ma nell’imparare a fidarsi. Forse la santità consiste anche in questo: trattare tutto ciò che abbiamo ricevuto con gratitudine, sapendo che nulla ci è dovuto e che tutto ci è stato consegnato perché impariamo ad amare.





