Mt 17,10-13 - Santa Lucia, Vergine e Martire - Memoria

Nel Vangelo di oggi i discepoli chiedono a Gesù perché gli scribi affermino che prima della venuta del Messia deve arrivare Elia. È una domanda che nasce dal bisogno di chiarezza, dal desiderio che le cose siano esattamente come ce le immaginiamo.

Ma Gesù risponde smontando l’idea di un Dio che entra nella storia secondo i nostri schemi: Elia è già venuto, ma non lo hanno riconosciuto. Lo hanno rifiutato, trattato come scomodo, e così faranno anche con il Figlio dell’uomo. Il dramma non è che Dio non parla; è che spesso non lo riconosciamo. Vogliamo un Dio che illumini tutto, e invece Lui si presenta in modi discreti, umili, a volte persino scomodi. È qui che la festa di Santa Lucia ci fornisce un ulteriore chiave di lettura di questo Vangelo. Il suo nome significa “luce”, ma la sua vita non è stata fatta di luci facili. È stata perseguitata, fraintesa, rifiutata.

Eppure ha custodito dentro di sé una luce più forte di tutte le tenebre del suo tempo: la luce della fede, quella che non dipende dagli occhi, ma dal cuore. Lucia ci ricorda che la vera luce non è ciò che ci permette di vedere tutto con chiarezza, ma ciò che ci permette di non smettere di credere anche quando non vediamo più niente. È la luce della fedeltà, della speranza, del coraggio silenzioso di chi rimane in piedi anche quando tutti gli altri scappano. In fondo, è la stessa luce che manca ai contemporanei di Gesù: vengono accecati dalle loro aspettative e non riconoscono la presenza di Dio davanti a loro.

Forse anche noi, come loro, aspettiamo un Dio che arrivi secondo i nostri criteri. Ma il Vangelo e la vita dei santi ci dicono che Dio viene sempre, solo che spesso viene diversamente. E il compito del credente è non perdere la capacità di riconoscerLo. Oggi è un buon giorno per chiedere di vedere bene con il cuore (non con la pancia!) che ha sempre la capacità di accorgersi dell’essenziale invisibile agli occhi.