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Gv 13,21-33.36-38 - Martedì della Settimana Santa
«Dette queste cose, Gesù fu profondamente turbato e dichiarò: “In verità, in verità io vi dico: uno di voi mi tradirà”». Il tradimento di Giuda non è qualcosa di indolore per Gesù. Non è semplicemente l’attuazione di un copione già scritto. Il Vangelo dice chiaramente che Gesù è turbato, profondamente scosso. Perché Giuda non è un estraneo: è uno dei Dodici, uno scelto, uno amato come tutti gli altri. Anche lui è stato chiamato dopo una notte di preghiera. Anche lui ha condiviso la vita quotidiana con Gesù.
Eppure, dentro di lui, qualcosa resiste a questo amore. Forse una delusione, forse un’idea diversa di Messia: più forte, più risolutivo, più conforme alle attese umane. E invece si trova davanti un uomo che parla di dono, di servizio, di croce. Il punto più sorprendente, però, è un altro: Gesù sa del tradimento e non lo impedisce. Non si sostituisce alla libertà di Giuda. Continua ad amarlo, fino alla fine, ma non forza la sua scelta. Questo è uno degli aspetti più radicali dell’amore: rispettare la libertà dell’altro, anche quando questa libertà prende una direzione sbagliata. Dio ama la nostra libertà fino a questo punto: fino a lasciarsi tradire. Non ritira il suo amore quando non è ricambiato, ma neppure lo impone.
Lo offre, lo espone, lo consegna. Questo Vangelo, alle soglie della passione, ci pone una domanda molto seria: che cosa stiamo facendo della nostra libertà? La libertà non è semplicemente la possibilità di scegliere, ma la responsabilità di ciò che scegliamo. Giuda ci ricorda che si può stare accanto a Gesù e, nello stesso tempo, non lasciarsi davvero coinvolgere dal suo amore. E allora la vera domanda non è se siamo vicini a Lui, ma se stiamo usando la nostra libertà per accogliere o per rifiutare ciò che ci viene donato. La passione di Cristo non è soltanto un evento da contemplare, ma una relazione da decidere. Anche per noi.
Martedì 31 marzo 2026 – (Martedì della Settimana Santa)





