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La lunga genealogia che leggiamo nella pagina del Vangelo di oggi, non dobbiamo intenderla come un noioso elenco di nomi difficili, ma come una catena ininterrotta di uomini e donne che con le loro storie, i loro volti, le loro scelte, le loro fragilità e la loro fiducia rappresentano l’appartenenza da cui proviene Gesù. Ma il punto cardine di questa storia è occupato da una donna, Maria di Nazareth. Se da una parte esiste un legame giuridico che attesta l’appartenenza di Cristo alla famiglia del re Davide, dall’altra parte esiste un legame di carne e sangue che attesta l’appartenenza di Cristo alla carne e al sangue di questa donna.
Come amava dire qualcuno, se Gesù assomigliava a qualcuno certamente assomigliava a Maria. Festeggiare quindi la sua nascita non è semplicemente fare una memoria mariana tra le altre, ma è ricordarci che se la storia ha avuto una svolta, tutto ciò è accaduto grazie a Cristo. Ma affinché accadesse il fatto di Cristo, c’era bisogno dell’antefatto di Maria. La sua nascita è la preparazione più prossima alla venuta di Dio nel mondo.
Chi ha assistito almeno una volta ad un’alba, sa bene che prima della visione del sole che sorge c’è una luce che lo precede, la luce dell’aurora. Maria è l’aurora della nostra salvezza. Nella sua storia, nella sua umiltà, nel suo coraggio, nel suo si c’è già tutta l’anticipazione della salvezza. Per questo non possiamo dimenticare di avere gratitudine per Lei, perché è proprio attraverso di Lei che tutto è diventato possibile.
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