Epicoco, Gesù veramente

Gv 10,11-18 - Lunedì della IV Settimana di Pasqua

Da che cosa si riconosce un buon pastore da un cattivo pastore? Gesù lo spiega nella pagina del Vangelo di oggi indicando un criterio molto concreto: la presenza dei lupi, cioè il momento della difficoltà. È proprio nelle prove, nelle tribolazioni, nei momenti in cui le cose si complicano, che emerge la verità. Non a caso, quando attraversiamo qualcosa di doloroso, è lì che riconosciamo i veri amici dai falsi, il vero amore da quello superficiale. Gesù dice che il buon pastore non fugge davanti al lupo. Non abbandona il gregge quando la situazione diventa rischiosa. Al contrario, resta. E non solo resta, ma «dà la propria vita per le pecore».

Questo ci rivela qualcosa di decisivo su Dio. Dio è uno che sceglie di stare con noi proprio quando non conviene. Non si allontana quando siamo fragili, quando siamo in difficoltà, quando tutto sembra andare storto. È lì che si fa più vicino. Gesù si pone come difesa, come muro, come presenza che non viene meno. Non elimina necessariamente i lupi, ma non ci lascia soli davanti ad essi.

La buona notizia del Vangelo è proprio questa: Dio non ci ama perché ce lo meritiamo o perché le cose vanno bene. Ci ama soprattutto quando non ce lo meritiamo, quando siamo più esposti, quando tutto sembra contro di noi. E questo amore fedele diventa anche il criterio per la nostra vita. Ci invita a verificare se il nostro modo di amare è capace di restare anche nelle difficoltà, oppure se dipende soltanto dalle condizioni favorevoli. Perché è nella prova che si manifesta la verità dell’amore. Ecco perché le prove non sono soltanto delle disgrazie, ma sono anche dei fortissimi momenti di verità.

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