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L’espressione “sepolcri imbiancati” che Gesù usa nel Vangelo di oggi è entrata nell’immaginario collettivo e nel linguaggio comune per descrivere l’ipocrisia. La forte immagine evocata da Gesù ha a che fare con la contraddizione che si viene a creare tra ciò che è un sepolcro dentro, cioè la morte, e ciò che un sepolcro appare al suo esterno, cioè il bianco candido della calce fresca. Se volessimo portare questo paragone nella nostra vita, dovremmo forse pensare a quanta morte, tristezza, infelicità ci portiamo dentro mentre tentiamo in tutti modi all’esterno di non far trasparire nulla di quella infelicità, di quel dolore.
Molte volte lo facciamo per proteggere le persone che ci stanno accanto, oppure perché pensiamo di non essere capiti dagli altri. Ma in ogni caso, non è mai un buon affare portarsi la morte dentro e fingere gioia fuori. Mi sembra che letta così questa pagina del Vangelo non risulti semplicemente un rimprovero, ma una parola dura pronunciata da qualcuno che ci ama veramente. È come se Gesù volesse scoperchiare tutta quell’infelicità nascosta sotto il nostro tappeto e volesse dire a ciascuno di noi “ basta accumulare tutto questo buio”. Ma Gesù sa bene che certe volte ci abituiamo a vivere in questo modo, e senza rendercene conto rischiamo di non sapere più chi siamo veramente.
Chi incontra Cristo incontra qualcuno che lo aiuta a fare verità, a riconciliare cioè, il dentro con il fuori. Chi ha incontrato Cristo non ha più bisogno di fingere, e non ha più bisogno di nascondere il proprio dolore, la propria infelicità, il proprio male perché può sempre consegnarlo a Chi ha il potere di liberarci e di guarirci.
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