Epicoco, Gesù veramente

Mt 6,1-6.16-18 - Mercoledì della XI Settimana del Tempo Ordinario

«Guardatevi dal praticare le vostre buone opere davanti agli uomini per essere da loro ammirati». Con queste parole Gesù non ci sta semplicemente dando una norma di comportamento. Sta andando molto più in profondità. Ci mette infatti in guardia da una delle tentazioni più sottili della vita spirituale: vivere per l'approvazione degli altri invece che per la verità del nostro cuore. Molto spesso non sono le azioni a essere sbagliate, ma le motivazioni che le sostengono. Si possono fare cose buone per ragioni sbagliate.

Si può pregare, fare del bene, sacrificarsi, persino servire gli altri, eppure avere come vero obiettivo l'essere notati, apprezzati o riconosciuti. In questo modo anche le realtà più sante rischiano di trasformarsi in strumenti per alimentare il nostro ego. Gesù prende come esempio i tre grandi pilastri della religiosità ebraica: la preghiera, l'elemosina e il digiuno. Tutte pratiche buone e necessarie. Ma la domanda decisiva non è che cosa facciamo, bensì per chi lo facciamo. Possiamo pregare per essere visti come persone religiose invece che per incontrare Dio. Possiamo fare elemosina per sentirci migliori degli altri invece che per amore del prossimo.

Possiamo digiunare per vanità o per disciplina personale, senza che quel gesto ci renda più solidali con chi soffre. Il problema dell'apparenza è che ci abitua a vivere fuori di noi stessi. La nostra felicità finisce per dipendere dallo sguardo degli altri, dal consenso che riceviamo, dall'immagine che riusciamo a costruire. Ma chi vive così non è mai veramente libero, perché diventa schiavo dell'opinione altrui. Per questo Gesù ci invita a riscoprire il valore del segreto. Non perché ciò che facciamo debba essere nascosto, ma perché il luogo più importante della fede è sempre il cuore. È lì che Dio guarda. È lì che si decide l'autenticità della nostra vita.

Il Padre vede nel segreto perché vede ciò che nessun altro può vedere: le intenzioni profonde da cui nascono le nostre azioni. La santità non consiste nel fare cose straordinarie davanti agli uomini, ma nel compiere anche le cose più semplici davanti a Dio. Quando smettiamo di vivere per l'apparenza e ricominciamo a vivere nella verità, allora la nostra fede diventa autentica e le nostre opere tornano a essere davvero opere d'amore.