Per il 39% è una “misura necessaria”, il 43% esprime dubbi sull’esclusivo criterio anagrafico per stabilire l’idoneità ad aprire un profilo social, e solo l’11% si dice contrario. Il via libera a nuovi limiti e regole sul digitale arriva dai ragazzi stessi. È quanto emerge, risultato non scontato, dall’indagine Fuori di Social! a cura del Centro studi di Fondazione Carolina, l’ente nato in memoria di Carolina Picchio e impegnato per benessere digitale delle nuove generazioni. Un’indagine che dà un contributo inaspettato al dibattito normativo, proprio quando – dopo i divieti agli smartphone in ambito scolastico – l’Italia si interroga sulla possibilità di precludere la presenza sui social e le piattaforme digitali a ragazzi o preadolescenti.

La ricerca: 1700 i coinvolti, tra Generazione Z e Generazione Alpha
Il campione (circa 1.700 coinvolti) considera sia quei giovani che hanno già vissuto la propria adolescenza in Rete, sia gli adolescenti che stanno abitando il web in questo momento. Un patrimonio di esperienze e testimonianze che rappresenta un punto di vista inedito rispetto alle questioni educative che riguardano sì i “ragazzi di oggi”, ma soprattutto i genitori di domani. «Uno dei grandi equivoci dell’attuale narrazione riguarda proprio gli effetti di un’eventuale normativa sulla presenza online dei minori: di quali ragazzi stiamo parlando? E di quali genitori?», osserva il segretario generale di Fondazione Carolina, Ivano Zoppi. «In ballo non c’è solo un intervento sul qui e ora, ma questa partita riguarda il concetto stesso di cittadinanza che pensiamo per il futuro», spiega il pedagogista.
Se la recente pubblicazione Cuori e algoritmi sul crescente rapporto con i chatbot emotivi già chiariva la consapevolezza di affidarsi all’IA, Fuori di Social conferma che i ragazzi conoscono i meccanismi di gratificazione istantanea e chiedono di smontarli. Non invocano solo una maggiore trasparenza sull'uso degli algoritmi e dei dati, ma sanzioni concrete in caso di violazioni.

Cosa ne pensano i ragazzi
«Di fronte all’embargo digitale, non c’è alcun ostracismo, tanto che solo un ragazzo su 10 giudica l’eventuale limitazione “inutile”. I ragazzi non tollerano l’anonimato, vogliono regole più severe e pretendono l’age verification – continua Zoppi – come pure una moderazione reale sui contro odio, bullismi e contenuti illeciti».
Se i luoghi comuni vorrebbero i ragazzi lontani dal principio di responsabilità, l’indagine chiarisce che invece i ragazzi non vorrebbero essere lasciati soli: riconoscono la pericolosità di un ambiente per il quale, da piccoli, non si hanno ancora gli strumenti per gestirlo in sicurezza e armonia. «Chiedono continuità educativa, non solo proibizione. Responsabilità delle piattaforme, non solo barriere all'ingresso», commenta ancora Zoppi. La richiesta di regole e pulizia digitale è quindi accompagnata da una fame di strumenti e formazione.

Il ruolo degli adulti
L’aumento di fenomeni quali cyberbullismo, dipendenza e violenza online - uniti agli appelli dei pediatri, dei neuropsichiatri e degli psicologi sugli effetti dell’esposizione prematura alle nuove tecnologie - impone più di una riflessione da parte delle istituzioni e delle famiglie. La famiglia rimane, anche nel sentire dei più giovani, un baluardo educativo. Per quasi 6 ragazzi su 10 la responsabilità sulla presenza o meno dei figli sui social resta infatti ai genitori. Lo rivela una delle ragazze più grandi interpellate: «All’inizio ero contraria, mi sentivo diversa perché tutti i miei amici li avevano. Ora però, che sono più grande, ritengo che hanno fatto benissimo». Una presa di coscienza che sposta i riflettori sul malessere che i ragazzi vivono proprio sui social, dove solamente 8 intervistati su 100 dichiarano di sentirsi totalmente liberi di essere se stessi quando sono online. La rete è al contempo rifugio e prigione, conforto e ansia, bellezza e paura.

L’appello alla politica: “Ascoltateci davvero”
Dopo anni di “liberi tutti” il Parlamento sta definendo le proposte legislative più efficaci e coerenti con le politiche comunitarie. Nel mentre, giovani e adolescenti hanno ben rappresentato la ricerca di equilibrio tra bisogno di nuove tutele e libertà di espressione. Un punto di caduta che solo un percorso legislativo inclusivo e lungimirante può accogliere. Una sfida educativa, non solo normativa, che non può che partire dall’appello di una delle tante voci raccolte dai ragazzi: “Ascoltateci davvero”.
Dalla ricerca emerge infine anche la necessità di investimenti seri nell'educazione, anche per la formazione degli insegnanti. Un’alleanza tra scuola, famiglie e territori per il benessere onlife delle nuove generazioni. Le testimonianze raccolte dal report Fuori di Social parlano chiaro: «Serve un pacchetto di misure coerenti, non una singola soglia». Anche nella logica di un auspicato intervento normativo in materia di intelligenza artificiale.

Società e valori

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