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Gv 12,1-11 - Lunedì della Settimana Santa
La casa degli amici accompagna la liturgia del Lunedì Santo. È come se la liturgia volesse suggerirci che Gesù, per vivere l’apice della sua missione, la passione, la morte e la risurrezione, ha voluto, anzitutto, circondarsi di amici. Per questo entra nella casa di Marta, Maria e Lazzaro. E lì si lascia voler bene. È una lezione profonda.
Anche per salvare il mondo si ha bisogno di amici. Anche per compiere qualcosa di grande si ha bisogno di essere amati. Gesù, il Figlio di Dio, non vive la sua missione nella solitudine autosufficiente, ma dentro una relazione concreta, dentro un affetto ricevuto e accolto. La superbia, invece, consiste proprio nel rifiutare questa dinamica: nel non volere nessuno accanto, nel non lasciarsi voler bene da nessuno. A volte questa chiusura nasce da ferite reali, da delusioni subite, da relazioni che hanno fatto male. Eppure non esiste un’altra strada per attraversare la “settimana santa” della nostra vita se non recuperando il valore dell’amicizia.
Maria compie un gesto che può sembrare eccessivo: unge i piedi di Gesù con un profumo prezioso. Ma Gesù difende quel gesto e dice: «Lasciala fare, perché ella lo conservi per il giorno della mia sepoltura». È un atto d’amore che prepara, senza saperlo fino in fondo, il momento più drammatico. E aggiunge: «I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me». Non è una svalutazione dei poveri, ma un richiamo a riconoscere il valore unico di quel momento, di quella relazione, di quell’amore concreto.
Forse il Vangelo oggi ci invita proprio a questo: a riscoprire l’umiltà di lasciarci voler bene. A non difenderci sempre, a non chiuderci, a non pensare di poter fare tutto da soli. Perché anche Dio, facendosi uomo, ha scelto di aver bisogno degli altri. E dentro questa verità si nasconde una strada concreta per la nostra vita: accogliere l’amicizia come un dono, e imparare a viverla come un luogo in cui Dio continua a farsi presente.





