Lc 14,15-24 - Martedì della XXXI Settimana del Tempo Ordinario

«Ma tutti, uno dopo l’altro, cominciarono a scusarsi. Il primo gli disse: “Ho comprato un campo e devo andare a vederlo; ti prego di scusarmi”. Un altro disse: “Ho comprato cinque paia di buoi e vado a provarli; ti prego di scusarmi”. Un altro disse: “Mi sono appena sposato e perciò non posso venire”». La scena che il Vangelo di Luca ci racconta oggi non riguarda soltanto i contemporanei di Gesù.

Riguarda tutte le epoche, e forse in modo speciale la nostra. Potremmo chiamarla la teologia delle scuse: troviamo sempre mille ragioni per non prendere mai sul serio la grande questione della fede nella nostra vita. Quante cose ci sembrano più urgenti che avere cura della nostra fede, della nostra vita spirituale. Un campo da vedere, un affare, un impegno, un affetto. Ma non abbiamo capito una cosa importante: quando Dio scompare come priorità dalla nostra vita, tutte le cose di questa vita diventano tremendamente precarie e tremendamente vuote. E non perché Dio ci tolga qualcosa, ma perché senza di Lui nulla regge davvero.

Le cose restano, ma perdono il loro centro. Non si coltiva una vita di fede per paura che qualcuno dal cielo ci mandi un fulmine e ci punisca. Lo si fa perché si è intuito che ciò che accade di nascosto nel nostro cuore condiziona, nel bene o nel male, tutta la nostra esistenza. Scegliere di avere cura del proprio cuore significa allora scegliere di avere cura di tutta la propria vita, di ogni singolo dettaglio, di ogni singolo frammento. Se ridai spazio a Dio, hai voluto bene a ogni cosa che c’è dentro la tua vita: alle relazioni, alle cose da fare, agli impegni, alle gioie e ai dolori.

Tutto, finalmente, si riempie di senso e di significato. E allora quel lavoro, quegli impegni, quell’amore non sono più una scusa, ma il luogo dove Dio ti viene a cercare.