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Acquistare vestiti nuovi senza spendere una fortuna è diventato sempre più difficile. Non sorprende, quindi, il successo di piattaforme come Shein e Temu, dove è possibile acquistare abiti e accessori a prezzi molto bassi.
Tra bollette, affitto, spesa alimentare e tutte le altre uscite quotidiane, anche comprare qualche vestito nuovo può pesare sul bilancio familiare. E allora perché spendere 40 o 50 euro per una maglietta quando online se ne può trovare una simile a meno di 10? Il risparmio può fare la differenza, soprattutto per chi ha figli che crescono e hanno continuamente bisogno di abiti nuovi.
Ma mentre confrontiamo i prezzi, scegliamo le taglie e leggiamo le recensioni degli altri acquirenti, c'è un aspetto al quale raramente prestiamo attenzione: che cosa contengono davvero i tessuti che indossiamo ogni giorno, per ore, a diretto contatto con la pelle?
A sollevare preoccupazioni sono alcune analisi di laboratorio condotte negli ultimi anni su abiti e accessori venduti dalle piattaforme di moda a basso costo. In alcuni prodotti sono state trovate sostanze chimiche potenzialmente dannose per la salute, talvolta in quantità superiori ai limiti consentiti dall'Unione europea. Tra queste figurano ftalati, PFAS, formaldeide e metalli pesanti, che possono provocare irritazioni e allergie e, in determinate condizioni di esposizione, avere conseguenze più gravi, anche sulla fertilità e sul rischio di sviluppare alcune malattie.
Questo non significa che tutti i vestiti economici siano pericolosi o che indossarli provochi necessariamente problemi di salute. Ma i risultati delle indagini pongono una questione importante: quanto sono sicuri i prodotti che acquistiamo?
LE ANALISI SUI VESTITI SHEIN: UN PRODOTTO SU TRE OLTRE I LIMITI EUROPEI
Nel novembre 2025 Greenpeace Germania ha pubblicato i risultati di un'indagine su 56 prodotti, tra vestiti e calzature, acquistati su Shein in otto Paesi e sottoposti ad analisi in un laboratorio indipendente.
In 18 prodotti su 56, pari al 32% del campione, sono state rilevate sostanze chimiche pericolose in concentrazioni superiori ai limiti stabiliti dall'Unione europea. Tra questi c'erano anche tre articoli destinati ai bambini. I limiti sono previsti dal regolamento REACH, che disciplina le sostanze chimiche e ne limita l'impiego in determinati prodotti.
In particolare, 14 articoli contenevano quantità eccessive di ftalati, sostanze utilizzate per rendere morbidi e flessibili alcuni materiali plastici, come quelli presenti nelle calzature. In sei prodotti le concentrazioni superavano i limiti di almeno cento volte. In sette giacche sono stati invece trovati PFAS oltre le soglie consentite, con valori che arrivavano fino a 3.300 volte il limite previsto. Le analisi hanno rilevato anche piombo e cadmio in due prodotti e formaldeide in uno.
Non era la prima volta che Greenpeace segnalava problemi di questo tipo. Già nel 2022, infatti, aveva analizzato 47 prodotti venduti da Shein, individuandone sette con sostanze chimiche oltre i limiti europei. I dati sono riportati nel rapporto pubblicato da Greenpeace nel novembre 2025.
Dopo la pubblicazione dell'indagine, Shein aveva dichiarato che la sicurezza dei prodotti rappresentava una priorità e di aver disposto la rimozione precauzionale degli articoli segnalati. Tuttavia, pochi mesi dopo, una nuova verifica di Greenpeace ha sollevato ulteriori interrogativi.
SHEIN, LA NUOVA INDAGINE DEL 2026: ANCORA SOSTANZE OLTRE I LIMITI
Nel marzo 2026 Greenpeace ha pubblicato un secondo rapporto, Shame on you, Shein II, per verificare se, dopo le precedenti segnalazioni, fossero ancora in vendita prodotti con sostanze chimiche oltre i limiti europei.
L'organizzazione ha acquistato in Germania 31 articoli identici o molto simili a quelli risultati non conformi nel 2025 e li ha sottoposti a nuove analisi di laboratorio. In 25 prodotti su 31, pari all'81% del campione, sono state nuovamente rilevate sostanze chimiche in concentrazioni superiori ai limiti consentiti.
Va precisato, però, che non si trattava di un campione casuale: Greenpeace ha selezionato appositamente articoli identici o simili a quelli già risultati non conformi. L'81%, quindi, non è una percentuale riferibile all'intero catalogo Shein.
Secondo Greenpeace, nonostante le precedenti segnalazioni, sulla piattaforma erano ancora acquistabili articoli identici o molto simili a quelli risultati non conformi. È quanto emerge dal rapporto pubblicato nel marzo 2026.
ANCHE TEMU AL CENTRO DEL MIRINO
Anche Temu è finita sotto la lente dell'Unione europea, sebbene per una vicenda diversa. Nel maggio 2026 la Commissione europea ha inflitto alla piattaforma una multa di 200 milioni di euro per non aver valutato adeguatamente il rischio di vendita di prodotti illegali o non sicuri. I controlli avevano individuato, tra l'altro, giocattoli per bambini potenzialmente pericolosi e caricabatterie non conformi.
FTALATI, PFAS E FORMALDEIDE: I RISCHI PER LA SALUTE
Ma quali effetti possono avere queste sostanze sulla nostra salute e, soprattutto, su quella dei bambini?
Gli ftalati sono utilizzati per rendere più morbidi e flessibili alcuni materiali plastici e si trovano, per esempio, nelle componenti delle scarpe e nelle stampe gommate degli indumenti. Secondo l'Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA), alcuni di questi composti interferiscono con il funzionamento degli ormoni e possono compromettere la fertilità e lo sviluppo sessuale dei bambini maschi, con possibili ripercussioni anche in età adulta.
I PFAS, invece, vengono impiegati anche per rendere i tessuti impermeabili e resistenti alle macchie. Sono conosciuti come «inquinanti eterni» perché molti si degradano molto lentamente nell'ambiente e alcuni possono accumularsi nell'organismo. Questi possono alterare l'equilibrio ormonale e avere effetti negativi sulla fertilità e sullo sviluppo del feto. Alcuni sono inoltre cancerogeni o sospettati di esserlo.
La formaldeide è utilizzata in alcuni trattamenti tessili, per esempio per rendere i capi meno soggetti alle pieghe. Può provocare irritazioni e reazioni allergiche ed è classificata come cancerogena per l'uomo, soprattutto sulla base degli studi sull'esposizione per inalazione.
Tra le sostanze individuate figurano anche metalli pesanti come piombo e cadmio. Il primo è particolarmente pericoloso per i bambini perché può danneggiare il cervello e il sistema nervoso, con ripercussioni sull'apprendimento e sul comportamento. Il cadmio, invece, può provocare danni ai reni ed è classificato come cancerogeno.
Questo non significa, però, che indossare un vestito contenente queste sostanze provochi automaticamente tumori, infertilità o altri problemi di salute. Il rischio dipende dalla quantità effettivamente assorbita dall'organismo e dalle modalità e dalla durata dell'esposizione.
COME SCEGLIERE VESTITI PIÙ SICURI E QUALI PRECAUZIONI PRENDERE
Ma come possiamo tutelarci quando acquistiamo un vestito? Il prezzo, da solo, non è un indicatore affidabile della sicurezza di un prodotto. Alcune precauzioni possono comunque essere utili.
La prima è lavare sempre i vestiti nuovi prima di indossarli, soprattutto la biancheria intima e gli indumenti destinati ai bambini.
È utile anche leggere le etichette e controllare la composizione dei tessuti, facendo attenzione alle descrizioni troppo generiche o incomplete. La presenza di fibre naturali, come il cotone, non garantisce di per sé l'assenza di sostanze potenzialmente dannose. Un riferimento in più possono essere le certificazioni indipendenti, come OEKO-TEX STANDARD 100, che prevedono controlli sulla presenza di numerose sostanze nocive nei prodotti tessili.
Attenzione anche agli indumenti pubblicizzati come antimacchia, impermeabili o antipiega: queste caratteristiche possono dipendere da trattamenti chimici, anche se non significa necessariamente che siano stati utilizzati composti vietati. Infine, se un vestito provoca prurito, arrossamenti o irritazioni, è meglio smettere di indossarlo e rivolgersi al medico se i sintomi persistono.
La sicurezza dei prodotti, però, non può dipendere soltanto dall'attenzione di chi li acquista. Devono essere i produttori e le piattaforme di vendita a garantire il rispetto delle norme. Risparmiare sull'abbigliamento non dovrebbe mai significare dover scegliere tra il portafoglio e la salute.






