Depone un mazzo di fiori nello stesso luogo dove già in passato, per la stessa commemorazione dei defunti, lo aveva deposto papa Francesco. Un cosiddetto “lotto comune”, cioè una sepoltura collettiva, situato vicino l’ingresso principale del cimitero del Verano. Vi riposano il fotografo Candido Scocco insieme con Maria Antonietta Nicolini, Franca Piras e Leonello Ditano. Un gesto che vuole essere un omaggio a tutti i defunti indistintamente e un ricordo di come la morte renda tutti uguali. Papa Leone arriva puntualissimo per la celebrazione della messa in suffragio dei defunti. E incentra l’omelia sulla promessa di salvezza, sulla speranza di veder asciugate le proprie lacrime. «Commemorare i fedeli defunti all’indomani della Solennità di tutti i Santi orienta questa nostra preghiera. Ci rivolgiamo al Padre del cielo affinché la vita della santità e della beatitudine, che già godono tanti suoi figli e figlie, avvolga l’anima di quanti dormono il sonno della pace», dice il Pontefice commentando le letture del giorno. E poi sottolinea che le mani di Dio custodiscono «efficacemente le anime dei giusti: “Nessun tormento li toccherà”. Questa è la promessa di salvezza, che specialmente in questo giorno diventa il cuore della supplica che eleviamo al Signore della vita per tutti i fedeli defunti».

Spiega che la preghiera di intercessione serve a far realizzare la «comunione eterna di vita, promessa dal Buon Pastore alle sue pecore che non andranno perdute in eterno e che nessuno strapperà dalla sua mano».

E poi, riprendendo il Vangelo delle Beatitudini che, sottolinea, «risuona con particolare forza spirituale in un cimitero, che è come una soglia tra l’aldiquà e l’aldilà, tra l’esistenza terrena e l’oltre che ci attende. Gesù Risorto ci dice: beati coloro che vivono secondo questa via, perché di essi è il regno dei cieli».

Tra le otto Beatitudini del Vangelo di Matteo, Leone si sofferma in particolare su quella che recita: «Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati». Nel giorno in cui si ricordano i defunti il Papa chiede di «pregare per quanti hanno perso da poco una persona cara; in particolare per coloro ai quali l’ha strappata l’assurda violenza della guerra. Possano le lacrime di tante madri, di tanti bambini, di tanti anziani toccare le coscienze di chi ha potere di far tacere le armi!». Ancora, nell’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi, «viene spontaneo ricordare la “beatitudine” che egli aggiunse al Cantico delle creature, quando capì che era vicina la sua fine: “Laudato si’ mi’ Signore per sora nostra morte corporale, / dalla quale nullo omo vivente può scappare: / guai a quelli che morranno ne le peccata mortali; / beati quelli che troverà ne le tue santissime voluntati, / ka la morte secunda no ‘l farà male”». Forte di questa speranza il Pontefice ricorda, infine, che «la fede in Cristo ci dice che il nostro legame con i fedeli defunti non è interrotto, ma trasformato. Con la preghiera di suffragio accompagniamo i nostri cari verso la comunione piena con il Signore, quella comunione che realmente pregustiamo già qui, nel Sacramento dell’Eucaristia. Animati da questa fede piena di speranza, proseguiamo il nostro cammino terreno, in attesa del giorno in cui Egli asciugherà ogni lacrima, quando “non vi sarà più la morte, né lutto, né lamento né affanno, perché le cose di prima sono passate”».