PHOTO
Mc 6,1-6 - Mercoledì della IV Settimana del tempo Ordinario
“«Un profeta non è disprezzato che nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E non vi poté operare nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi ammalati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità”. Certe volte le cose più importanti le abbiamo davanti ai nostri occhi, ma siamo incapaci di riconoscerle. Sembra questo il senso del racconto del Vangelo di oggi.
Gesù torna a casa fra la sua gente, parla loro così come parla a migliaia di altre persone lungo tutti i luoghi della Terra Santa. Eppure, in quel fazzoletto di terra che lo ha visto crescere, trova incredulità. Trova persone che si scandalizzano di lui. È una lezione grande che Gesù dà, forse per metterci in guardia dal fatto che molto spesso si è più utili ai lontani che ai vicini. Non dobbiamo quindi pensare che le persone che ci sono più familiari siano anche quelle che hanno la visione più oggettiva di ciascuno di noi.
A volte, per quanto possano esserci l’affetto e la stima, esse non riescono a vedere oltre e a intuire ciò che c’è dentro, come i compaesani di Gesù che ricordano il ragazzo di Nazareth ma fanno fatica ad accettare che non fosse solo un semplice ragazzo cresciuto in una splendida famiglia, ma il Figlio di Dio che stava mostrando la sua missione. Oggi potremmo allenarci anche noi a fissare lo sguardo sulle persone più vicine che ci stanno accanto, che abitano la nostra famiglia e la nostra quotidianità, e forse domandarci se coltiviamo per loro un pregiudizio oppure se intuiamo un mistero che si sta rivelando.



