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Mc 3,31-35 - Martedì della III Settimana del Tempo Ordinario – Anno Pari
Può sembrare scortese il modo con cui Gesù tratta i suoi familiari a partire proprio da sua madre.Ma in realtà, dietro la richiesta di far avvicinare a lui sua madre e i suoi parenti, Gesù sta dando un insegnamento molto importante: sua madre, i suoi fratelli e le sue sorelle sono coloro che compiono la volontà di Dio.
In questo senso, nessuno di noi è escluso dalla possibilità di poter entrare nelle relazioni intime con Gesù. Anche tu, o io, possiamo essere fratello e sorella di Gesù. Anche tu e io possiamo avere cura di Gesù come Maria aveva cura di lui in quanto sua madre. Anche tu e io possiamo dire di essere veramente suoi, ma a patto che non soltanto ascoltiamo la sua parola, ma tentiamo di metterla in pratica dentro la nostra vita. Compiere la volontà di Dio non significa eseguire un comando, ma significa entrare in una visione delle cose completamente diversa e cominciare a vivere in maniera completamente nuova.
Se dovessimo usare un'immagine, dovremmo dire che il compimento della volontà di Dio coincide con il diventare veramente e pienamente noi stessi. Qualche anno fa, un autore spirituale diede alle stampe un libro che si intitolava “Messaggio per un'aquila che si credeva un pollo”. Questo titolo può far sorridere, ma in realtà contiene qualcosa di realmente drammatico. Noi possiamo vivere la nostra vita da aquile fingendo però di essere solo dei polli. Non vivere tutta la potenzialità che il Signore ci ha dato è questa la trasgressione della sua volontà.
Chi vuole fare la volontà di Dio, accetta tutto quello che il Signore gli mette davanti, sapendo che quello che il Signore ci fa vivere serve a sprigionare la potenza di quell'aquila che è nascosta dentro ciascuno di noi. In questo senso, allora, non dobbiamo più maledire il dolore, le prove, il buio, perché sappiamo che anche queste cose concorrono a farci diventare veramente noi stessi e a farci quindi vivere davvero nella sua volontà.



