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Gv 1,45-51 - San Bartolomeo, Apostolo – Festa
«Natanaele esclamò: “Da Nazaret può venire qualcosa di buono?”. Filippo gli rispose: “Vieni e vedi”». È sorprendente che proprio nella festa di san Bartolomeo, identificato dalla tradizione con Natanaele, il Vangelo ci consegni innanzitutto un suo limite: il pregiudizio. Anche un potenziale santo può essere prigioniero dei propri pregiudizi. In fondo Natanaele ci assomiglia molto.
Anche noi siamo spesso convinti di avere capito una persona, una situazione, persino Dio, semplicemente sulla base delle nostre impressioni, di ciò che abbiamo sentito raccontare, delle esperienze passate o delle categorie attraverso cui siamo abituati a leggere la realtà. Il pregiudizio funziona esattamente così: pretende di conoscere prima ancora di aver incontrato. Ci offre una spiegazione anticipata della realtà e, proprio per questo, ci impedisce di lasciarci sorprendere da essa.
Filippo non tenta di convincere Natanaele con un ragionamento. Non gli dice che si sbaglia e non comincia una discussione. Gli propone qualcosa di molto più efficace: «Vieni e vedi». Cioè: fai esperienza, verifica personalmente, incontra Colui sul quale hai già formulato un giudizio. È forse questa l'unica vera cura contro il pregiudizio: l'esperienza diretta. Anche i cristiani, essendo esseri umani come tutti, possono vivere di pregiudizi. La fede, però, dovrebbe educarci a non considerarli mai l'ultima parola. Un credente dovrebbe essere qualcuno disposto continuamente a lasciarsi smentire dalla realtà e soprattutto da Dio.
La cosa più bella della storia di Natanaele è che egli accetta l'invito. Va a vedere. Ed è proprio lì che accade l'incontro con Gesù. Colui che aveva cominciato domandandosi se da Nazaret potesse venire qualcosa di buono finisce per riconoscere in quell'uomo il Figlio di Dio. Forse anche nella nostra vita Dio si nasconde dietro qualcosa che abbiamo già scartato. Una persona che abbiamo giudicato, una situazione che abbiamo classificato, una strada che abbiamo escluso. Soltanto chi accetta di andare oltre ciò che pensa di sapere può ancora lasciarsi sorprendere da Dio.





