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Lc 7,31-35 - Santi Cornelio, Papa e Cipriano, Vescovo, Martiri – Memoria
Se la nostra vita funzionasse soltanto grazie all'approvazione degli altri, prima o poi rimarremmo inevitabilmente delusi. La pagina del Vangelo di oggi ci mette davanti a una contraddizione che conosciamo molto bene: qualunque cosa facciamo, ci sarà sempre qualcuno pronto a criticarci. Giovanni Battista conduce una vita austera e viene criticato. Gesù vive la convivialità, mangia e beve con gli altri, e viene ugualmente criticato.
Questo dovrebbe farci riflettere soprattutto su quanta parte della nostra vita spendiamo nel tentativo di corrispondere alle aspettative degli altri. Vogliamo essere capiti, apprezzati, riconosciuti. Cerchiamo continuamente conferme che ci dicano che stiamo facendo bene, che siamo nel posto giusto, che gli altri sono contenti di noi. Ma vivere così significa consegnare la nostra libertà nelle mani del giudizio altrui. E il giudizio degli altri è inevitabilmente mutevole. Ciò che piace a qualcuno può infastidire qualcun altro. Ciò per cui oggi veniamo applauditi potrebbe essere esattamente ciò per cui domani saremo criticati. Gesù ci insegna allora una libertà diversa: vivere sotto lo sguardo di Dio.
Questo non significa diventare indifferenti agli altri, incapaci di ascoltare una critica o convinti di avere sempre ragione. Significa domandarci davanti a quale sguardo vogliamo giocare veramente la nostra vita. Se sappiamo di aver cercato sinceramente il bene e di aver agito secondo coscienza davanti a Dio, non possiamo permettere che ogni giudizio esterno rimetta continuamente in discussione il nostro valore. La vera libertà comincia quando smettiamo di vivere per piacere a tutti.
Mercoledì 16 settembre 2026 – (Santi Cornelio, Papa e Cipriano, Vescovo, Martiri – Memoria)



