PHOTO
Chiedo scusa se il titolo di questo post vi sembrerà un po' brutale. A impormelo, però, è il libro di cui vi parlo oggi: Livelli di vita di Julian Barnes (Einaudi). Un libro decisamente buono, anche se, certamente, non consolante.
Il grande scrittore - che avevo molto amato per il suo Il senso di una fine - affronta la morte della moglie, a cui era legato da un amore intenso e duraturo. Una malattia se l'è portata via in pochi mesi. Ebbene, anzitutto Barnes detesta chi usa perifrasi quali "scomparire", "spegnersi", "mancare" che ipocritamente tentano di mitigare la portata di un evento che mitigabile non è. Bisogna parlare di morte, punto e basta.
Lo scrittore inglese non arriva direttamente al cuore della questione: parte invece dalla ricostruzione dei primi tentativi di volo in mongolfiera. La ragione di questa scelta, in apparenza bizzarra, si spiega nel corso del libro: è una metafora dell'anelito di noi esseri umani a staccarci da terra per esplorare orizzonti diversi, più alti, essendo destinati, inesorabilmente, costitutivamente, a fare ritorno alla terra.
Quella del volo è, poi, una stupenda metafora dell'amore: prendere il volo in due... Fino a che, un giorno, si precipita, perché uno dei due muore e l'altro resta solo, ad esempio. Come è capitato a Barnes.
La sua analisi negli stati d'animo di chi è colpito da un dolore così potente è impressionante per lucidità e finezza. Chi ha vissuto tale esperienza si troverà quasi svelato; chi sta vicino a persone in lutto, vi troverà invece un manuale per evitare atteggiamenti e frasi inopportuni...
Manca un'apertura a qualsiasi visione trascendente in Barnes: è solo il cosmo che fa il suo mestiere, dice... Eppure in un amore bello e grande, come è stato quello fra lui e sua moglie, è nascosto un desiderio, un seme, una speranza che quel volo in due continui, un giorno, per sempre. In un cielo che non conosciamo.
Il grande scrittore - che avevo molto amato per il suo Il senso di una fine - affronta la morte della moglie, a cui era legato da un amore intenso e duraturo. Una malattia se l'è portata via in pochi mesi. Ebbene, anzitutto Barnes detesta chi usa perifrasi quali "scomparire", "spegnersi", "mancare" che ipocritamente tentano di mitigare la portata di un evento che mitigabile non è. Bisogna parlare di morte, punto e basta.
Lo scrittore inglese non arriva direttamente al cuore della questione: parte invece dalla ricostruzione dei primi tentativi di volo in mongolfiera. La ragione di questa scelta, in apparenza bizzarra, si spiega nel corso del libro: è una metafora dell'anelito di noi esseri umani a staccarci da terra per esplorare orizzonti diversi, più alti, essendo destinati, inesorabilmente, costitutivamente, a fare ritorno alla terra.
Quella del volo è, poi, una stupenda metafora dell'amore: prendere il volo in due... Fino a che, un giorno, si precipita, perché uno dei due muore e l'altro resta solo, ad esempio. Come è capitato a Barnes.
La sua analisi negli stati d'animo di chi è colpito da un dolore così potente è impressionante per lucidità e finezza. Chi ha vissuto tale esperienza si troverà quasi svelato; chi sta vicino a persone in lutto, vi troverà invece un manuale per evitare atteggiamenti e frasi inopportuni...
Manca un'apertura a qualsiasi visione trascendente in Barnes: è solo il cosmo che fa il suo mestiere, dice... Eppure in un amore bello e grande, come è stato quello fra lui e sua moglie, è nascosto un desiderio, un seme, una speranza che quel volo in due continui, un giorno, per sempre. In un cielo che non conosciamo.




