Dal Sommo Pontefice e dai cardinali suoi legati sono benedette le pietre, la calce e i cementi, con i quali si serrano le porte sante di S. Pietro e delle altre tre basiliche papali, invocando il Nome del Nostro S.mo Redentore». Ho citato queste righe da un volume del 1675, opera di Olimpio Ricci dal titolo significativo De’ Giubilei universali celebrati negli Anni Santi, un testo che ho trovato in una biblioteca antica. Il rito di conclusione del Giubileo in passato era ben più complesso rispetto alla sobrietà dell’attuale che molti avranno seguito in televisione. Esso era, per certi versi, la replica al contrario di quello dell’apertura che vedeva il Papa bussare tre volte con un martello d’argento (o d’oro) alla Porta Santa, cantando il versetto 19 del Salmo 118: Aperite mihi portas iustitiae («Apritemi le porte della giustizia»). Il muro, precedentemente tagliato, veniva calato, si lavava la soglia e il Papa vi passava per primo tenendo nella destra una croce e nella sinistra una candela accesa.

Alla chiusura della Porta alla fine del Giubileo, il Papa spargeva sulla soglia per tre volte un po’ di calce, adattandovi sopra tre pietre nelle quali erano state rinchiuse le medaglie commemorative coniate nell’Anno giubilare, e si murava la Porta Santa in attesa del futuro Giubileo.

Anche noi chiudiamo idealmente le nostre riflessioni che hanno scandito tutte le tappe di questo evento e che hanno seguito i Giubilei vissuti da tante categorie diverse: dagli operatori della comunicazione agli artisti, dai bambini ai giovani, dai malati ai disabili, dai poveri ai detenuti, dai lavoratori agli imprenditori, dagli sportivi ai politici, dalle famiglie ai migranti e così via.

Tutti costoro – come tanti pellegrini da ogni parte del mondo – hanno varcato la Porta Santa di San Pietro e delle altre tre basiliche ripetendo l’appello del citato Salmo 118,19-20: «Apritemi le porte della giustizia, vi entrerò per ringraziare il Signore. È questa la porta del Signore: per essa entrano i giusti». È significativo ricordare che nel Salterio sono presenti le cosiddette “liturgie d’ingresso” o della “porta”. Una volta giunti alle soglie del tempio di Gerusalemme, i pellegrini si sentivano elencare dai leviti le condizioni prerequisite per accedere al culto.

Non si trattava tanto del pur rilevante abbigliamento esteriore quanto dell’esame di coscienza personale. Così, il Salmo 15 elenca undici impegni morali: vita senza colpa, giustizia, verità, lotta alla calunnia, ai danni verso il prossimo, agli insulti, evitare le cattive compagnie, onorare i fedeli, mantenere la parola data, combattere l’usura e la corruzione nelle relazioni pubbliche. In questa luce anche il Giubileo dev’essere la ripresa di un autentico programma di vita morale e religiosa.

Ho vissuto un periodo ampio della mia vita in mezzo a manoscritti antichi preziosi come prefetto della Biblioteca Ambrosiana di Milano. Al termine di quest’anno trascorso insieme sulle pagine del nostro settimanale rivolgo ai miei lettori il saluto suggestivo che talora i copisti medievali scrivevano in finale a quei testi latini: «Pace a colui che ha scritto e a chi legge. Pace a coloro che amano il Signore in semplicità di cuore».