Dopo l’interruzione della scorsa settimana dedicata al dialogo di Gesù col padre di un ragazzo epilettico ai piedi del monte della Trasfigurazione, ritorniamo alla nostra lunga sequenza di incontri femminili di Cristo. La vicenda che evochiamo è emozionante e in essa si respira tutta la sensibilità di Luca nei confronti degli emarginati a livello sociale (7,36-50). In realtà, sono due a interloquire con Gesù: un fariseo benestante e benpensante di nome Simone e una prostituta innominata che però la tradizione ha erroneamente identificato con Maria Maddalena della quale si parla subito dopo (8,2).
La peccatrice si esprime in maniera incisiva attraverso un gesto emozionante di devozione verso il Maestro: «Piangendo cominciò a bagnare di lacrime i piedi di Gesù, poi li asciugava coi suoi capelli, li baciava e li cospargeva di profumo». È un’attestazione alta di umiltà e di amore; basti ricordare il gesto analogo compiuto dallo stesso Gesù ai suoi discepoli nella lavanda dei piedi.
Scatta naturalmente l’ironia ipocrita dell’altro interlocutore, Simone: «Se costui fosse un profeta, saprebbe chi e di quale genere è la donna che lo tocca». Cristo reagisce con la mini-parabola dei due debitori, la cui applicazione è immediata: condonare un debito di 500 o di 50 denari genera una gratitudine proporzionata ed è ciò che ha manifestato quella donna.
Gesù fa sfilare tutti i gesti della peccatrice: lavare i piedi con le lacrime, baciarli, ungerli di balsamo. Sono atti che Simone non ha compiuto secondo il rituale dell’ospitalità: acqua ai piedi, il bacio dell’accoglienza e il profumo del rispetto affettuoso («ungi di olio il mio capo», si canta nel Salmo 23,5). Questi paralleli fanno comprendere che ancora una volta l’ipocrisia altezzosa è nel mirino di Gesù; essa erige un muro invalicabile allo stesso perdono perché non ne sente la necessità, a causa di una coscienza sclerotica che si autogiustifica e persino si esalta nella superiorità sugli altri (come non ricordare la parabola lucana del fariseo e del pubblicano in 18,9-14?).
La conclusione del duplice dialogo è netta. A Simone: «A lei sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato. Invece colui al quale si perdona poco, ama poco». Alla peccatrice: «I tuoi peccati sono perdonati». Letteralmente Luca in questa frase usa il perfetto greco, per cui il senso reale diventa: «Ti sono stati e ti saranno ancora perdonati i tuoi peccati» a causa dell’amore che Dio vede nel cuore di quella donna, a differenza di Simone e dei suoi commensali.
Sono costoro a creare un’ulteriore coda al dialogo. La loro grettezza e rigidità religiosa è coriacea: «Chi è costui che perdona anche i peccati?», sussurrano tra loro. Allora Gesù suggella il suo intervento rivolgendosi ancora alla donna, taciturna a parole ma eloquente con la verità dei suoi atti e del suo cuore: «La tua fede ti ha salvata: va’ in pace!».




