Due erano in cammino per un villaggio di nome Emmaus, distante circa 60 stadi (11 km, ndr) da Gerusalemme, e conversavano tra loro… Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro». Tutti in queste righe riconoscono l’emozionante incontro col Risorto di due discepoli nello stesso giorno di Pasqua. All’inizio «conversano tra loro» e le loro parole sono intrise di delusione: curioso è il verbo greco reiterato usato per definire il loro dialogo, homiléin, donde nostro termine “omelia”.
Il racconto di Luca (24,13-35) è di straordinaria intensità, legata anche alla tensione del non riconoscimento di Cristo, esperienza strana che accade pure a Maria di Magdala (Giovanni 20,11-18). Infatti, per riconoscere il Risorto non basta aver avuto una conoscenza storica, camminando con lui per le strade, ascoltando le sue parole nelle piazze, cenando insieme, impressionandosi davanti ai suoi gesti miracolosi. È necessario avere un canale di conoscenza e comprensione superiore, quello della fede: allora Cristo si rivela ancora vivo nella storia, sia pure con una presenza inedita.
Nell’incontro di Emmaus il colloquio di Cristo coi due discepoli (di uno è detto il nome, Cleopa, nome portato anche da un altro personaggio con la variante Clopa nel Vangelo di Giovanni 19,25) si rivela quasi come una catechesi o, per stare al verbo citato, una “omelia” dialogica. È l’interpretazione delle Sacre Scritture che Gesù spiega in chiave cristologica e che è destinata a sciogliere il gelo della delusione dei due, emblematicamente rappresentata da quel malinconico «Speravamo…». Una fiducia frustrata, quindi, che il compagno misterioso di viaggio fa lentamente rifiorire.
Con pazienza, infatti, in quel cammino Gesù, «cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui». Indimenticabile – anche per la storia dell’arte (pensiamo solo a Caravaggio) – è l’approdo serale conclusivo con quel gesto rivelatore, «spezzare il pane» che, com’è noto, nel linguaggio neotestamentario rimanda al rito dell’Eucaristia (Atti 2,42). Ora, se si osservano attentamente i due atti dell’incontro coi discepoli di Emmaus – la “lezione” durante il cammino e la “frazione del pane” finale – ci si accorge che essi riflettono già la liturgia cristiana che anche oggi comprende la lettura della Parola di Dio nelle Sacre Scritture e la Cena eucaristica.
Implicitamente Luca, narrando questo episodio, ci suggerisce dove incontrare il Cristo risorto. Nell’ascolto della Parola divina «il cuore arde nel petto»; allo spezzare il pane eucaristico, «gli occhi si aprono e lo riconoscono» con lo sguardo della fede e dell’amore.
Nella sua Vita di Gesù (1936) lo scrittore francese François Mauriac si interrogava: «A chi di noi la casa di Emmaus non è familiare? Chi non ha camminato su quella strada, una sera che tutto pareva perduto?... Ecco una porta aperta, l’oscurità della sala è rischiarata dalla fiamma del caminetto… O pane spezzato, consumato malgrado la nostra miseria! Rimani con noi, perché il giorno declina!».




