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AW665W mosaic fish on the church floor at Tabigha where the multiplication of the loaves of bread and fishes took place
Non manca il pane, manca la condivisione
La notizia della morte di Giovanni Battista apre una delle pagine più intense del Vangelo di Matteo. Non è soltanto il racconto di un lutto: è il momento in cui Gesù vede delinearsi con maggiore chiarezza il destino che lo attende. Per questo cerca un luogo deserto. Nella Scrittura il deserto non è solo uno spazio geografico, ma è il luogo del silenzio, dell’essenziale, dell’incontro con Dio, dove anche il dolore può essere accolto e trasformato in preghiera. Quel progetto di solitudine, però, dura poco. La folla lo precede e lo attende. Matteo non racconta la delusione di Gesù, ma il suo sguardo: «Vide una grande folla e sentì compassione per loro». È il verbo della misericordia, che indica un coinvolgimento profondo, quasi viscerale. È il volto di un Messia che non smette di amare nemmeno quando la sofferenza bussa alla sua porta.
In questa prospettiva, nella prima lettura (Isaia 55,1-3), risuona anche l’invito del profeta Isaia: «Venite, comprate senza denaro, mangiate senza pagare». Il profeta denuncia l’illusione di spendere la vita per ciò che non nutre davvero e invita a riscoprire la logica del dono. Prima della fame del corpo esiste infatti una fame più profonda: quella di senso, di speranza, di una parola capace di sostenere l’esistenza. È questa fame che Gesù riconosce nella folla e alla quale decide di rispondere.
Quando scende la sera, i discepoli vedono soltanto l’insufficienza dei mezzi: pochi pani, pochi pesci, una folla immensa. «Congeda la folla», dicono. Gesù cambia prospettiva con una parola che attraversa i secoli: «Date loro voi stessi da mangiare». Non chiede ai discepoli di possedere ciò che manca, ma di consegnargli ciò che hanno. È questa la condizione del miracolo: Dio non parte dall’abbondanza, ma dalla disponibilità.
Il segno della moltiplicazione dei pani non è soltanto la risposta a una necessità materiale. Matteo presenta Gesù come il nuovo Mosè che nutre il popolo nel deserto, ma rivela anche che Lui è Dio stesso che continua ad aprire la sua mano e a saziare ogni vivente. Per questo il banchetto nel deserto diventa l’immagine del tempo messianico, quando nessuno è escluso dalla mensa preparata dal Signore.
Il racconto custodisce anche un altro miracolo. Il pane, che nella storia degli uomini è spesso motivo di rivalità, di possesso e perfino di guerra, nelle mani di Gesù diventa principio di fraternità. Tutti ricevono, tutti mangiano, tutti sono saziati. È la condivisione, prima ancora della moltiplicazione, a rivelare il volto del Regno. Gesù alza gli occhi al cielo e pronuncia la benedizione: il pane non è anzitutto il frutto delle nostre capacità, ma un dono ricevuto. E chi riconosce di vivere di un dono scopre che la vera ricchezza non consiste nel trattenere, bensì nel condividere.
È la provocazione che il Vangelo consegna alle nostre comunità. Di fronte alle tante forme di povertà siamo tentati di ripetere le parole dei discepoli: «Non basta». Gesù, invece, ci invita a partire da ciò che abbiamo, anche se ci sembra poco. Il problema non sono le poche risorse, ma la disponibilità del cuore. Quando il poco viene affidato a Cristo, smette di essere il limite delle nostre possibilità e diventa l’inizio di una storia nuova.




