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FTB367748 The Transfiguration of Christ (oil on panel) by Titian (Tiziano Vecellio) (c.1488-1576); Chiesa de San Salvador, Venice, Italy; (add.info.: Transfigurazione di Cristo; event in the Synoptic Gospels in which Jesus transfigured upon Mount Tabor and spoke with Moses and Elijah;); © Francesco Turio Bohm. All rights reserved 2025.
La luce che trasforma la quotidianità
I discepoli hanno conosciuto Gesù come un uomo: lo hanno visto camminare sulle strade della Galilea, condividere la vita quotidiana, compiere gesti straordinari e pronunciare parole che andavano ben oltre il comune sentire umano, ma sempre all’interno di una figura umana, concreta e riconoscibile. Sul monte, però, per un attimo, accade qualcosa di diverso e inatteso: il velo si apre e i loro occhi sono messi di fronte al volto divino di Gesù. È un’esperienza che li supera, difficile da raccontare, perché appartiene al linguaggio della mistica, là dove le parole diventano povere e inadeguate.
Gli evangelisti parlano di una nube luminosa che avvolge tutto: una luce che disorienta, che non permette di distinguere i contorni e che, tuttavia, illumina profondamente. È una presenza che non si può afferrare né dominare, ma solo accogliere. Dentro questa atmosfera straordinaria appaiono Mosè ed Elia, che conversano con Gesù, rendendo visibile che la Legge e i Profeti, cioè l’intera storia della salvezza, trovano in lui il loro compimento. Le Scritture, rappresentate da queste due grandi figure, danno ragione a Gesù e confermano che la sua parola è vera e conforme al progetto di Dio.
Pietro, che poco prima aveva faticato ad accettare l’annuncio della passione, si trova così davanti a una rivelazione che non lascia spazio a equivoci: non è lui ad avere ragione, ma Gesù. Non solo Mosè ed Elia sono d’accordo con lui, ma lo stesso Padre fa udire la sua voce. Nei Vangeli Dio parla direttamente solo in due momenti: al Battesimo e alla Trasfigurazione. Al Giordano la parola era rivolta a Gesù come riconoscimento e investitura; sul monte, invece, è rivolta ai discepoli e contiene un imperativo decisivo: «Ascoltatelo». È un comando semplice e radicale, che giunge proprio nel momento in cui Gesù ha annunciato una strada difficile, fatta di sofferenza, di rinuncia e di dono di sé. Ascoltarlo significa fidarsi di lui anche quando la sua parola contraddice le nostre attese, accettare che la via di Dio non coincida con ciò che appare immediatamente conveniente. È il nuovo Shemà: non più soltanto ascoltare una legge, ma una persona viva, il Figlio, che interpreta la legge con il cuore.
In questo contesto si comprende anche la tentazione delle tre capanne. Pietro, travolto dalla bellezza dell’esperienza, vorrebbe fermare il tempo, rendere stabile la gloria, evitare il ritorno alla valle. È una tentazione profondamente umana e comprensibile, ma anche sottile, perché vorrebbe la meta senza il cammino, la luce senza l’attraversamento dell’ombra. Gesù, però, non permette di restare sul monte: la Trasfigurazione non è il luogo in cui vivere, ma un anticipo, una promessa, un incoraggiamento lungo la strada.
Il monte non è la vita, ma la meta; la vita si svolge a valle, là dove i volti sono segnati dalla fatica, dalla povertà e dal dolore. Per questo, alla fine, restano soli con Gesù nella sua umanità quotidiana, e i discepoli devono scegliere se fidarsi davvero di lui e seguirlo per la sua strada. La gloria che hanno contemplato non elimina la croce, ma la rende attraversabile, perché garantisce che Dio è presente anche quando il volto del Figlio sarà sfigurato.
La voce del Padre rimane allora come criterio definitivo e come consegna per il cammino: «Ascoltate Lui». Non voi stessi, non i vostri progetti, non le vostre paure, ma Lui. Perché la strada che Gesù percorre, pur passando dalla croce, è la strada della vita, ed è l’unica che conduce, alla fine, alla luce che non tramonta.





