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3AJ41NX This 17th-century religious painting, part of the Seven Acts of Mercy series, depicts the biblical story of Christ and the Canaanite woman. Painted in the studio of Frans Francken II around 1640-1650, it illustrates Christ?s compassion towards the woman, reflecting Christian themes of mercy and faith.
Una donna pagana e una lezione a tutti
Alcuni passi evangelici sollevano difficoltà interpretative al lettore. Abituati a una rappresentazione di Gesù come risposta pronta al grido dei sofferenti, l’episodio della donna cananea (Matteo 15,21-28) appare problematico: il comportamento di Gesù – il silenzio iniziale, la parola di rigetto, il rimando apparentemente duro – disorienta e interroga. Gesù esce dai confini di Israele e si dirige verso le regioni di Tiro e Sidone, in terra pagana. Persino la donna è una cananea e appartiene a un popolo ritenuto lontano dall’alleanza, simbolo dell’idolatria e dell’impurità. Eppure è proprio lei a riconoscere in Gesù il “Figlio di Davide”. Il suo è anzitutto il grido di una madre: non chiede nulla per sé, ma implora la guarigione della figlia.
La reazione di Gesù lascia spiazzati. Non le rivolge neppure una parola. Il silenzio pesa, e ancora più sorprendente è l’atteggiamento dei discepoli: la loro richiesta può essere intesa anche come un secco «mandala via». È allora che Gesù pronuncia una frase destinata a scandalizzare: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele». Presa isolatamente, sembrerebbe una chiusura definitiva. In realtà esprime una verità storica: durante la sua vita terrena Gesù svolge la propria missione anzitutto all’interno di Israele; solo dopo la Pasqua il mandato missionario raggiungerà tutte le genti.
Matteo, però, vuole dire qualcosa di più profondo. Gesù mette in scena la mentalità del suo tempo, facendo emergere quella visione ristretta che divide l’umanità tra “noi” e “gli altri”, tra chi si ritiene vicino a Dio e chi è considerato escluso. La donna, da parte sua, non si lascia scoraggiare. Non interpreta il silenzio come un rifiuto definitivo. Continua a seguire Gesù, gli si prostra davanti e pronuncia una preghiera brevissima: «Signore, aiutami!». È una delle invocazioni più essenziali del Vangelo, nella quale si concentra tutta la fede di chi non ha altro appiglio se non il Signore.
Gesù rincara la dose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». Il termine “cagnolini” si riferisce al modo in cui molti giudei indicavano i pagani. Gesù porta alla luce un pregiudizio diffuso, spingendolo fino alle sue estreme conseguenze perché possa essere smascherato. Ed è proprio qui che la donna sorprende tutti. Non si offende. Con un’umiltà disarmante accoglie l’immagine proposta da Gesù e la trasforma in una professione di fede: «È vero, Signore; eppure anche i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni». La sua è una risposta straordinaria. Non chiede il pane dei figli; le basta una briciola. Ma proprio questa immagine rivela un’intuizione decisiva: la misericordia di Dio è così abbondante da non impoverire nessuno.
A questo punto Gesù depone la maschera pedagogica. Non è più il Maestro che provoca, ma il Signore che si lascia commuovere dalla fede autentica: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». E la figlia viene guarita nello stesso istante.
Il centro del racconto non è tanto il miracolo, quanto il riconoscimento di una fede sorprendente. Mentre molti appartenenti al popolo eletto faticano a comprendere Gesù, una donna pagana diventa modello di fiducia, perseveranza e umiltà. Matteo anticipa così l’apertura universale del Vangelo: il Regno di Dio non conosce confini etnici, religiosi o culturali. La vera appartenenza nasce dalla fede.





