- E levame sta macumba… la tua macumba gnurnò gnurnò…e levame sta macumba...la tua macumba gnurnò gnurnò… Se non ci fosse Calderoli come potremmo superare queste giornate uggiose e piovigginose, così insopportabilmente padane, senza fiction e senza “master Chef”? Il nostro si è fatto fotografare con un serpente di due metri - un magnifico esemplare di Biacco, lo definisce Michele Serra - trovato in cucina, nella sua casa di Bergamo. Dice che glielo ha messo il padre della Kyenge, reo di avergli fatto una macumba dall’Africa, una sorta di rituale malefico, dopo che aveva dato dell’orango tango alla figlia (poi si era scusato).
Una spedizione di indomiti giornalisti di un noto settimanale erano andati persino in Katanga per documentarla, questa macumba. Uno scoop formidabile, alla Luigi Barzini, paragonabile alla scoperta delle sorgenti del Lago Vittoria o alla pubblicazione dei "Tristi tropici" dell'antropologo Levy-Strauss. I giornalisti produssero anche foto e video inquietanti, rievoca il senatore: “Avevano persino messo una mia foto in un termitaio". Che fare contro la fattura? Fortuna che in questi casi ci sono gli amici terroni. "Dopo quel rito alcuni colleghi napoletani mi regalarono un cornetto di corallo". Niente da fare: contro la macumba non c'è cornetto che tenga. "O cuorno" nulla poté di fronte allo sprigionamento della forza oscura della macumba. "Due giorni dopo" ricorda ancora il leghista, "senza una pressione di nessun genere si è spezzato in due. Una maga ha visto forze tremende in azione attorno a me».
Infortuni, operazioni chirurgiche, sfortune varie. Da allora al povero Calderoli, che è stato relatore della riforma del Senato, è accaduto di tutto, compresa la caduta che gli ha provocato lo schiacciamento di due vertebre e la rottura di due dita (e in effetti anche il nuovo Senato dopo la riforma è così conciato che sembra uscito da una macumba). L’ultimo è stato il serpente finito in cucina. Anche se il nostro eroe lo ha fatto secco con un coltello per affettare il taleggio (suscitando l'ira degli animalisti), proprio non gli va giù e ancora gli girano le ampolline. Da giorni assistiamo a una sfida “fantasy” tra il guerriero padano e l’anziano katanghese, che ha perdonato il nostro eroe ma non può rimettere fattura (manco fosse un evasore del Triveneto). Infatti, ha spiegato agli inviati del noto settimanale, lui ha perdonato ma non è altrettanto sicuro che lo abbiano fatto i suoi antenati perché... se non si è pentito in buona fede, beh, si sa come sono fatti gli antenati... (sarà pure un katanghese ma a noi sembra più comportarsi come un furbetto del Giambellino che si sta divertendo come un gatto col topo in bocca)
Due mondi misteriosi, due civiltà fantastiche, ancestrali, primitive, immense e profonde, si muovono l’uno contro l’altro, attraversate da forze misteriose e spiriti millenari: l’Africa Nera, con i suoi sciamani e le danze dogon e bambara, contro la Padania dei guerrieri celtici e dei folletti bergamaschi. E il punto è che a quanto pare il dio Po sembra battere in ritirata di fronte agli sciamani. E questa non è una grande notizia per un occidentale che nutre nel cuore l’orgoglio padano.
A meno che Calderoli (se non lo ha già fatto) non si faccia consigliare da un druido, il finale potrebbe essere una visita personale nel villaggio del padre della Kyenge. Un faccia a faccia metterebbe fine alla fattura. Nel caso Calderoli non tornasse, se ne potrebbe fare un film: Riusciranno i nostri eroi leghisti a ritrovare l’amico misteriosamente scomparso in Africa? Con Umberto Bossi e Matteo Salvini nei panni di Alberto Sordi e del ragioniere Di Salvio. Io già me li immagino, sulla Land Lovere, la regina del deserto e della Bergamasca...
Una spedizione di indomiti giornalisti di un noto settimanale erano andati persino in Katanga per documentarla, questa macumba. Uno scoop formidabile, alla Luigi Barzini, paragonabile alla scoperta delle sorgenti del Lago Vittoria o alla pubblicazione dei "Tristi tropici" dell'antropologo Levy-Strauss. I giornalisti produssero anche foto e video inquietanti, rievoca il senatore: “Avevano persino messo una mia foto in un termitaio". Che fare contro la fattura? Fortuna che in questi casi ci sono gli amici terroni. "Dopo quel rito alcuni colleghi napoletani mi regalarono un cornetto di corallo". Niente da fare: contro la macumba non c'è cornetto che tenga. "O cuorno" nulla poté di fronte allo sprigionamento della forza oscura della macumba. "Due giorni dopo" ricorda ancora il leghista, "senza una pressione di nessun genere si è spezzato in due. Una maga ha visto forze tremende in azione attorno a me».
Infortuni, operazioni chirurgiche, sfortune varie. Da allora al povero Calderoli, che è stato relatore della riforma del Senato, è accaduto di tutto, compresa la caduta che gli ha provocato lo schiacciamento di due vertebre e la rottura di due dita (e in effetti anche il nuovo Senato dopo la riforma è così conciato che sembra uscito da una macumba). L’ultimo è stato il serpente finito in cucina. Anche se il nostro eroe lo ha fatto secco con un coltello per affettare il taleggio (suscitando l'ira degli animalisti), proprio non gli va giù e ancora gli girano le ampolline. Da giorni assistiamo a una sfida “fantasy” tra il guerriero padano e l’anziano katanghese, che ha perdonato il nostro eroe ma non può rimettere fattura (manco fosse un evasore del Triveneto). Infatti, ha spiegato agli inviati del noto settimanale, lui ha perdonato ma non è altrettanto sicuro che lo abbiano fatto i suoi antenati perché... se non si è pentito in buona fede, beh, si sa come sono fatti gli antenati... (sarà pure un katanghese ma a noi sembra più comportarsi come un furbetto del Giambellino che si sta divertendo come un gatto col topo in bocca)
Due mondi misteriosi, due civiltà fantastiche, ancestrali, primitive, immense e profonde, si muovono l’uno contro l’altro, attraversate da forze misteriose e spiriti millenari: l’Africa Nera, con i suoi sciamani e le danze dogon e bambara, contro la Padania dei guerrieri celtici e dei folletti bergamaschi. E il punto è che a quanto pare il dio Po sembra battere in ritirata di fronte agli sciamani. E questa non è una grande notizia per un occidentale che nutre nel cuore l’orgoglio padano.
A meno che Calderoli (se non lo ha già fatto) non si faccia consigliare da un druido, il finale potrebbe essere una visita personale nel villaggio del padre della Kyenge. Un faccia a faccia metterebbe fine alla fattura. Nel caso Calderoli non tornasse, se ne potrebbe fare un film: Riusciranno i nostri eroi leghisti a ritrovare l’amico misteriosamente scomparso in Africa? Con Umberto Bossi e Matteo Salvini nei panni di Alberto Sordi e del ragioniere Di Salvio. Io già me li immagino, sulla Land Lovere, la regina del deserto e della Bergamasca...



