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Stiamo assistendo alla dissoluzione del Pd? Quello che sta accadendo dentro il Nazareno è uno scontro senza precedenti. Non vi è mai stata una divisione così netta tra i “dem”, tale da portare maggioranza e minoranza del partito su fronti diametralmente opposti. Nonostante le offerte di distensione del segretario-premier Renzi lo scontro resta aperto. La linea del fuoco resta quella del referendum del 4 dicembre. Assisteremo in quel giorno alla fine del Partito Democratico? La minoranza Pd ormai la considera l’ultima occasione per rovesciare l’assetto di potere all’interno del partito. E Renzi, tutto sommato, ha accettato la sfida.
Se Bersani non intende abbandonare la “Ditta” affermando che devono chiamare l’esercito, D’Alema lo attacca proprio in veste di sostenitore del si al referendum: "Per il 'sì' c'è uno schieramento abbastanza vasto, minaccioso, che lancia insulti che non dovrebbero appartenere al confronto cui siamo chiamati, alimentando un clima di paura e intimidazione da far sentire in colpa chi è per il no come se portasse il Paese verso il baratro", ha detto nel corso di un incontro organizzato dai sostenitore del no alle riforme. E di questo schieramento, sostiene, fa parte un "blocco di potere", compresa buona parte del "sistema dell'informazione". Fatto sta che si sono rovesciati gli schieramenti del Patto del Nazareno, che videro un'intesa politica tra Renzi e Berlusconi. Ora da una parte ci sono Renzi e Alfano, dall’altra la minoranza Dem alleata – di fatto - con Forza Italia e i Cinque Stelle. Basta vedere il parterre degli invitati-alleati all’iniziativa di D’Alema, che aveva accanto Quagliarello: accanto all'ex presidente della Camera, Gianfranco Fini, sedeva Stefano Rodotà. Più in disparte i deputati della minoranza Pd, Davide Zoggia e Danilo Leva. Poi il capogruppo della Lega alla Camera, Massimo Fedriga e il deputato del Carroccio, Giancarlo Giorgetti. E, ancora: Pippo Civati di Possibile, Renato Brunetta e Paolo Romani di Forza Italia. Tutti uniti nel voler rottamare il rottamatore. E anche nel caso si verificasse una scissione, con la fuoriuscita nella minoranza dem, il Pd non sarebbe più il Pd, sarebbe il Partito di Matteo Renzi.
Se Bersani non intende abbandonare la “Ditta” affermando che devono chiamare l’esercito, D’Alema lo attacca proprio in veste di sostenitore del si al referendum: "Per il 'sì' c'è uno schieramento abbastanza vasto, minaccioso, che lancia insulti che non dovrebbero appartenere al confronto cui siamo chiamati, alimentando un clima di paura e intimidazione da far sentire in colpa chi è per il no come se portasse il Paese verso il baratro", ha detto nel corso di un incontro organizzato dai sostenitore del no alle riforme. E di questo schieramento, sostiene, fa parte un "blocco di potere", compresa buona parte del "sistema dell'informazione". Fatto sta che si sono rovesciati gli schieramenti del Patto del Nazareno, che videro un'intesa politica tra Renzi e Berlusconi. Ora da una parte ci sono Renzi e Alfano, dall’altra la minoranza Dem alleata – di fatto - con Forza Italia e i Cinque Stelle. Basta vedere il parterre degli invitati-alleati all’iniziativa di D’Alema, che aveva accanto Quagliarello: accanto all'ex presidente della Camera, Gianfranco Fini, sedeva Stefano Rodotà. Più in disparte i deputati della minoranza Pd, Davide Zoggia e Danilo Leva. Poi il capogruppo della Lega alla Camera, Massimo Fedriga e il deputato del Carroccio, Giancarlo Giorgetti. E, ancora: Pippo Civati di Possibile, Renato Brunetta e Paolo Romani di Forza Italia. Tutti uniti nel voler rottamare il rottamatore. E anche nel caso si verificasse una scissione, con la fuoriuscita nella minoranza dem, il Pd non sarebbe più il Pd, sarebbe il Partito di Matteo Renzi.





