"Cosa credevano, che si insediava la nuova Commissione nata con il mio 40,8 per cento e ricominciava tutto come prima?". Matteo Renzi ha un diavolo per capello dopo le dichiarazioni piccate di Jean-Claude Juncker ("non sono il capo di una banda di burocrati") fatte, non a caso, di fronte al popolare tedesco Weber. Il botta e risposta tra il premier italiano (che è anche presidente di turno del semestre europeo) e il nuovo presidente della Commissione Ue tradiscono il nervosismo per la partita in corso. La novità è il carattere forse un po' troppo "fumantino", ma caparbio e determinato, del premier. "Non vengo in Europa con il cappello in mano", ha detto l'ex rottamatore. I politici di Bruxelles erano abituati a premier molto più ossequienti, da Monti a Letta (ma anche Berlusconi non era stato molto diverso). Questo spiega il loro nervosismo.
Ma i tempi sono cambiati. Di mezzo c'è una nuova legislatura europea e soprattutto una crisi economica devastante e conclamata che ha fagocitato in nome dell'austerity milioni di posti di lavoro. L'Italia non è la Grecia. Inoltre ha già dato. Renzi non ha nessuna intenzione di cedere sul piano di investimenti pubblici da 300 miliardi che l'Europa si appresta a mettere in conto capitale. Ne vuole una larga fetta. Certamente lo stile del politico fiorentino tende a liberarsi di quella morsa che ha finora immobilizzato l'Italia, stretta tra i richiami sul proprio deficit e sullo stock del debito e la politica economica restrittiva decretata dalla Merkel. Quanto alla battuta sui tecnocrati, Juncker deve ancora dimostrare di non esserlo.
Ma i tempi sono cambiati. Di mezzo c'è una nuova legislatura europea e soprattutto una crisi economica devastante e conclamata che ha fagocitato in nome dell'austerity milioni di posti di lavoro. L'Italia non è la Grecia. Inoltre ha già dato. Renzi non ha nessuna intenzione di cedere sul piano di investimenti pubblici da 300 miliardi che l'Europa si appresta a mettere in conto capitale. Ne vuole una larga fetta. Certamente lo stile del politico fiorentino tende a liberarsi di quella morsa che ha finora immobilizzato l'Italia, stretta tra i richiami sul proprio deficit e sullo stock del debito e la politica economica restrittiva decretata dalla Merkel. Quanto alla battuta sui tecnocrati, Juncker deve ancora dimostrare di non esserlo.


