Lo scontro frontale tra sindacati e Governo ha pochi precedenti nella storia della Prima e della Seconda Repubblica. Nemmeno i Governi di Centrodestra si erano contrapposti così frontalmente a Cgil, Cisl e Uil. Al più avevano tentato di dividerli, cercando di ampliare il fossato tra il primo, storicamente nell'alveo della sinistra, e gli altri due. Oggi assistiamo a una frattura bella e buona, dopo anni e anni di concertazione, ovvero di decisioni condivise tra parti sociali e Governo. Il leader della Cgil Susanna Camusso e Matteo Renzi se la stanno dando di santa ragione (a parole, naturalmente). Tutto questo sconcerta, a maggior ragione se si pensa che Renzi è anche il capo del Pd, erede del Pci, che aveva con il sindacato fondato da Di Vittorio un rapporto basato su orizzonti comuni di riferimento.
Bonanni, leader della Cisl, sostiene che quasto sbattere di piatti dipende dal fatto che la Camusso alle primarie appoggiava la fazione del Pd avversaria di Renzi e che questa ritorsione si è trascinata dietro anche Cisl e Uil. Ma il risentimento non basta, per un politico machiavellico come Renzi che ha dimostrato di saper trattare con i perdenti, per giustificare una frattura così importante. Senza ritornare alla retorica della concertazione, si è passati all’opposto. Il Governo nei confronti dei sindacati ormai si comporta come una parte sociale avversaria. L'ex rottamatore dà l'impressione di volerli rottamare e cede alla retorica antisindacale, come al storia dei permessi. E tutto questo non porta nienete di buono in un’Italia devastata dalla disoccupazione che vuol ripartire. Può l'Italia ripartire senza i sindacati?
Lo scontro frontale tra Renzi e i sindacati
7 maggio 2014 • 10:00




