E insomma tra Luca Zaia e Flavio Tosi siamo alla resa dei conti. Ancora una volta. I due galli continuano ad azzuffarsi nel pollaio leghista da un decennio, ma la riconferma della candidatura di Luca Zaia a goivernatore della Regione Veneto ha fatto venire l’orticaria al sindaco di Verona. Così uguali, così diversi, Luca e Flavio: entrambi quarantenni, entrambi ottimi  e preparati amministratori, simbolo di quella Lega che “predica” male (contro gli immigrati) ma “razzola” bene (nell’integrare gli immigrati, ma anche nel governare), più democristiani che leghisti. Sfortunatamente a capo di due eserciti in perenne contrasto tra loro, tra spartizione di potere e persino visioni culturali: la Liga Veneta, è un marchio in franchising che, come è noto, nasconde mille lighe, tra cui quella trevigiana di Zaia e quella scaligera di Tosi, (il dio Po, l’orgoglio celtico e le altre manfrine di Bossi servivano anche a questo, a tenerle insieme ideologicamente e politicamente).  

Fatto sta che Flavio Tosi strepita, freme, punta i piedi e minaccia di andare alle regionali con una lista veronese tutta sua, in alleanza con il Nuovo Centrodestra di Alfano, che il lepeniano Salvini vede come il fumo negli occhi. In pratica una scissione, che rischia di aprire le porte del Veneto alla candidata piddina ex bersaniana oggi renziana Alessandra Moretti. Tosi infatti non può vincere ma può benissimo far perdere Zaia. Dunque il Centrodestra rischia di perdere uno delle due Regioni che ancora gli rimangono, lasciando il governatorato alla bella Moretti, una che se sei mesi fa qualcuno gli avesse detto che ha i numeri per governare il Veneto avrebbe risposto “ma chi?” e si sarebbe girata indietro per capire con chi si stava parlando quel qualcuno.  Proprio per questo il politologo Paolo Feltrin sostiene che alla fine i due galli si metteranno d’accordo e che l’atteggiamento di Tosi è solo un modo per alzare il suo peso politico.