L’ascia di guerra la dissotterra Matteo Orfini, il giovane turco cui Matteo Renzi ha offerto la poltrona di presidente per accontentare la minoranza-maggioranza del Pd. Materia del contendere è il Jobs Act, comunemente detta legge delega sul lavoro, in discussione al Senato. Palazzo Madama, in via di rottamazione, politicamente è un po’ il Viet Nam di Renzi, non disponendo in questa sede di una maggioranza ampia. Orfini non vuole approvare una riforma a scatola chiusa, vuole prima vedere i decreti delegati. Lo dice anche l’ex segretario Pier Luigi Bersani, che prefigura “Un’Italia vista da Marte” a proposito delle riforme sul lavoro. Su tutto viene sballottata la bandiera dell’articolo 18, di per sé poco importante ma con un alto valore simbolico, assai dirimente, sul piano delle riforme del lavoro.
Tutto è rinviato alla resa dei conti, ovvero alla direzione del Nazareno del 29 settembre ma è chiaro che i venti di guerra si preannunciano forti e fragorosi. Renzi schiera i suoi in un fuoco di dichiarazioni, dalla Serracchiani al ministro Poletti. Ma ormai le porte del tempio di Giano si sono aperte. Gli esponenti della minoranza del Pd, informano le cronache, si sono riuniti a casa D’Alema (avrà preparato il suo celebre risotto ai formaggi?) insieme agli esponenti che avevano firmato la “pax renziana”. In quell’incontro si è parlato di come arginare il potere del segretario (specialità dalemiana, l’interditore per antonomasia). Abbiamo detto minoranza, ma in realtà ila fronda del Pd soffre con l'avvento del renzismo di una sorta di strabismo politico: la minoranza è maggioranza in Parlamento e soprattutto nei gruppi parlamentari. E questo spiega la tesi di chi vorrebbe il premier sempre più vicino all’idea di elezioni anticipate. A questo punto persino con il Mattarellum mutilato dalla Consulta.
Tutto è rinviato alla resa dei conti, ovvero alla direzione del Nazareno del 29 settembre ma è chiaro che i venti di guerra si preannunciano forti e fragorosi. Renzi schiera i suoi in un fuoco di dichiarazioni, dalla Serracchiani al ministro Poletti. Ma ormai le porte del tempio di Giano si sono aperte. Gli esponenti della minoranza del Pd, informano le cronache, si sono riuniti a casa D’Alema (avrà preparato il suo celebre risotto ai formaggi?) insieme agli esponenti che avevano firmato la “pax renziana”. In quell’incontro si è parlato di come arginare il potere del segretario (specialità dalemiana, l’interditore per antonomasia). Abbiamo detto minoranza, ma in realtà ila fronda del Pd soffre con l'avvento del renzismo di una sorta di strabismo politico: la minoranza è maggioranza in Parlamento e soprattutto nei gruppi parlamentari. E questo spiega la tesi di chi vorrebbe il premier sempre più vicino all’idea di elezioni anticipate. A questo punto persino con il Mattarellum mutilato dalla Consulta.



