"Serve una nuova legge elettorale subito ma non "per andare a elezioni", ma perché un'ennesima melina istituzionale sarebbe un affronto". Quando Matteo Renzi chiede ai parlamentari di accelerare sull'Italicum, come ha fatto oggi alla Camera, non convince sulle motivazioni e si tiene le mani libere. Che significa che un'ennesima melina istituzionale sarebbe un affronto? L'Unione europea, la Bce, l'Ocse, le banche d'affari internazionali, i mercati, le agenzie di valutazione, i grandi fondi di investimento, l'azienda Italia, le famiglie italiane, il Paese intero non giudicheranno certo Renzi dalla legge elettorale, che è una legge istituzionale, ma da altri tipi di provvedimenti che finora non ci sono o sono poco chiari: una legge sul lavoro definita, una Legge di Bilancio, un piano di politica industriale, un progetto globale di sviluppo, un nuovo New Deal all'italiana per uscire dalla stagnazione.

E invece Renzi insiste sulla legge elettorale. Perché, se un minuto prima dice che il Governo ha bisogno di mille giorni, ovvero di arrivare alla scadenza naturale della legislatura, ha tanta fretta di una legge che serve nella prossima legislatura? Se è vero che la politica è l'arte del rendere possibile le cose possibili, l'arte delle convergenze parallele, è anche vero che le due cose si contraddicono. E' molto più probabile - nella visione più ottimista -  che Renzi voglia una legge elettorale per tenersi un jolly da giocare al momento opportuno, nel caso la maggioranza fosse recalcitrante al suo piano di riforme, come è avvenuto finora in questi tormentati sei mesi e mezza di Governo. Non dimentichiamo che i renziani nel Pd sono una minoranza, che il voto plebiscitario alle europee non riflette l'assetto di parlamentari e senatori, legati al vecchio Pd. Se aggiungiamo che i provvedimenti di politica economica non sono possibili - o quantomeno sono complicati -  perché toccano nodi cruciali della redistribuzione delle risorse e questa maggioranza non lo consente (pensiamo ad Alfano e all'articolo 18 o alle rendite finanziarie, alle pensioni, alle tasse) ecco che le previsioni pendono per un'altra storia: una legge elettorale, un breve periodo turbolento di campagna elettorale di fine legislatura ed elezioni anticipate per raccogliere la semina e liberarsi della fronda interna. Conviene a Renzi ma anche a Berlusconi. E' forse questo il finale del film del Patto del Nazareno.