I ragazzini spiccano balzi poderosi ed eseguono salti mortali e capriole, danzando all'unisono come se fossero un'unica entità guidata dal fitto ritmo percussivo.

A vederli mentre cantano e sono impegnati nell'esibizione, osservando ammirati la loro fisicità esuberante, la loro espressione felice e concentrata, l'ultima cosa che si penserebbe è che questi bambini e adolescenti abbiano conosciuto la realtà dell'abbandono, della miseria, della vita di strada.

Ci troviamo nella Casa di accoglienza Shukurani a Dodoma, la capitale della Tanzania. La città negli ultimi anni ha conosciuto un intenso sviluppo urbano, legato al trasferimento di molti uffici governativi e alla prossima apertura di un grande polo universitario: come in ogni città africana, l'espansione ha attratto molte persone indigenti dalle aree rurali circostanti. E il fenomeno dei bambini di strada, lontani dai banchi di scuola e abbandonati a se stessi, è aumentato di pari passo. Ma a Dodoma, dal 2001, esiste un luogo dove tanti bambini possono recuperare l'infanzia che è stata loro negata finora, e dove i ragazzini più grandi sono incoraggiati a guardare al futuro con rinnovato ottimismo. Grazie all'Ong Kisedet che gestisce il Centro, per loro c'è sempre una porta aperta; all'ingresso del centro c'è una scritta in bella vista che recita "Karibuni": benvenuti in lingua swahili.

Kisedet è un'associazione attiva dal 1998 nella regione di Dodoma: ha avviato progetti di sostegno alla scolarità, avviamento professionale, tutela della salute. In 15 anni, per esempio quasi 600 studenti sono stati supportati economicamente e non solo nel percorso di studi. Nella Casa Shukurani hanno trovato ospitalità bambini orfani o provenienti da famiglie disagiate, così come tanti ragazzini finiti per strada.

Oggi vivono nel Centro più di 40 bambini
. I più piccoli fanno capolino timidamente dalle aule, si nascondono dietro la gamba di una maestra anche se gli occhi curiosi sono attirati da un visitatore inatteso. I più grandicelli e vivaci scorrazzano in cortile sotto l'occhio vigile di Giovanna Moretti, una delle fondatrici di Kisedet e direttrice della Casa Shukurani. Kisedet è supportata in Italia da Gruppo Tanzania Onlus e Giovanna e suo marito Nino sono garanti del corretto utilizzo delle somme raccolte nel nostro Paese.
Giovanna è una donna concreta. I tanti anni vissuti in Tanzania ne hanno accentuato l'indole pratica e il rifiuto dei fronzoli. Ma quando si trova circondata dai bambini del centro la sua espressione muta, si addolcisce in maniera quasi impercettibile. Come quando è in compagnia di Zawadi, la più piccola ospite della casa di accoglienza, arrivata quando aveva solo una settimana di vita perché sua madre era morta il giorno dopo il parto.
 
Nel 2007, inoltre, il centro ha avviato il progetto Shukurani Arts: i bambini vengono formati con canti e balli tradizionali, danza acrobatica, disegno, teatro. L'avviamento alle discipline artistiche non ha solo un intento ricreativo, ma si propone di lenire i traumi che questi bambini hanno subito in passato, per poter così esprimere liberamente i propri sentimenti.

Nel corso degli anni, la compagnia Shukurani ha tenuto numerosi spettacoli e, di recente, ha avviato un vero e proprio tour, che mira a sensibilizzare la popolazione locale sui problemi affrontati dai bambini delle zone più povere della Tanzania. Gli spettacoli e i workshop creano empatia e consapevolezza, incoraggiando i bambini e le loro famiglie a richiedere che le autorità locali garantiscano il rispetto dei diritti dei minori.
A una trentina di chilometri da Dodoma, in uno scenario naturale aspro e magnifico punteggiato dalle sagome imponenti dei Baobab, sorge il villaggio di Kigwe. Una piccola comunità rurale dedita principalmente a un'agricoltura di sussistenza e alla pastorizia. Kisedet è nata qui: l'acronimo indica infatti "Kigwe Social Economic Development and Training".  

Dalla fine degli anni '90, Kisedet ha lasciato segni evidenti in questa comunità. Lo scorso 18 settembre, per esempio, c'è stata una grande festa alla scuola primaria di Kichangani, nei pressi di Kigwe, per celebrare il diploma dei primi studenti che hanno interamente frequentato il ciclo di studi nelle aule che l'associazione ha contribuito a costruire. Dal 2000 a oggi, Kisedet ha partecipato alla costruzione di 39 aule scolastiche all’interno di scuole primarie governative, 15 uffici e 10 case per maestri, e ha distribuito 800 banchi scolastici sia per le scuole primarie sia per quelle secondarie.
Senza dimenticare la costruzione di un’aula audiometrica alla scuola per bimbi sordomuti del villaggio di Kigwe. La disabilità in Africa è ovviamente una condizione ancora più difficile e, per esempio, i bambini sordomuti vivono in una situazione di completo isolamento all'interno delle loro stesse famiglie.

Grazie al contributo di Kisedet, la scuola per sordomuti di Kigwe è diventata un centro di riferimento, che richiama studenti sordomuti non solo dai villaggi circostanti ma da tutta la regione di Dodoma. Come spiega un dirigente scolastico, i ragazzini sono entusiasti di frequentare la scuola. Non è difficile credergli mentre gli studenti, riuniti in un capanello, ridono e confabulano tra loro nel linguaggio dei segni: stanno scegliendo un nome per chi è venuto a visitare la loro scuola.

Al dispensario medico di Mpamantwa, a 50 chilometri da Dodoma, un folto gruppo di madri con i bambini in braccio attende pazientemente il proprio turno per ricevere una vaccinazione. Per la maggior parte sono molto giovani, alcune giovanissime. Costruito da Kisedet nel 2006, oggi è un presidio sanitario che assiste 8 mila persone di cinque diversi villaggi.

Nel centro di Mpamantwa, il personale medico è tanzaniano, così come nel dispensario-ospedale di Kigwe, dove l'associazione ha ristrutturato il reparto maternità. La scuola di Kichangani è gestita da un comitato locale di insegnanti, anziani, religiosi. E tanzaniani sono impiegati, maestri e collaboratori della Casa di Accoglienza Shukurani a Dodoma: Kisedet ha sempre svolto la sua attività nell'ottica più genuina della cooperazione, lontano da qualsiasi logica paternalista.

Per maggiori informazioni consultare il sito: www.kisedet.org