La stagione venatoria è iniziata il 20 settembre e proseguirà fino al 31 gennaio 2027. Intanto alla Camera è all'esame il disegno di legge che modifica la 157/1992 sulla tutela della fauna selvatica e sulla caccia.

Il testo interviene su diversi aspetti della disciplina: amplia alcune possibilità di intervento delle Regioni nella gestione faunistico-venatoria, modifica le regole sui calendari e sulle specie cacciabili, introduce nuove disposizioni per i valichi montani interessati dalle migrazioni degli uccelli e prevede eccezioni al divieto di caccia sulla neve per alcune forme di prelievo degli ungulati. Tra le specie inserite nell'elenco di quelle cacciabili figurano l'oca selvatica e il piccione di città. Il provvedimento è ancora in discussione alla Camera e potrebbe quindi essere modificato.

Fede e spiritualità

Una “condanna morale” dell’attività venatoria?

Una “condanna morale” dell’attività venatoria?
Una “condanna morale” dell’attività venatoria?

Il dibattito sulla riforma arriva mentre un'indagine Ipsos Doxa commissionata dalla Fondazione Capellino, un ente impegnato sui temi della biodiversità e della tutela degli ecosistemi, fotografa le opinioni degli italiani.

La ricerca (realizzata su 7.002 cittadini italiani maggiorenni tra il 28 luglio e il 4 agosto 2026), rileva che il 27% vorrebbe abolire la caccia, il 13% chiede una forte riduzione e il 34% la limiterebbe a pochi casi di emergenza. Il 17% ritiene invece che la normativa debba rimanere invariata. Il 3% vorrebbe incentivare l'attività venatoria, mentre il 6% non esprime un'opinione.

Secondo la stessa indagine, il 74% degli intervistati considera la tutela dell'ambiente e della biodiversità una priorità importante, attribuendo al tema un'importanza media di 8,3 su 10.

Sul disegno di legge, il 67% degli intervistati ritiene che il Governo dovrebbe rafforzare la tutela della fauna selvatica riducendo la libertà di cacciare. Il 5% vorrebbe invece una maggiore libertà per l'attività venatoria. Il 55% considera peggiorativo il quadro normativo che deriverebbe dall'approvazione della riforma, mentre il 18% lo considera migliorativo.