Bisognerebbe cominciare dall'acqua, perché tutto, in questo maggio 2026, ruota attorno all'acqua: quella che manca, quella che travolge, quella che evapora in un cielo bianco di calura prima ancora di toccare terra. L'Italia è un paese che non ha ancora capito come stare dentro il clima che ha contribuito a costruire, e la prova arriva ogni anno con la stessa violenza rituale di chi non impara mai.

Questa settimana il termometro ha toccato i 34-36 gradi in gran parte del Nord e nelle zone interne del Centro. Un vasto anticiclone di matrice subtropicale si è installato sul Mediterraneo come un padrone di casa convinto di avere tutti i diritti. È il mese di maggio, ma la Pianura Padana assomiglia alla pianura di luglio: l'aria ferma, il cielo troppo luminoso, il calore che sale dall'asfalto come vapore.

Il Ministero della Salute, che dal 25 maggio ha riattivato il suo sistema di sorveglianza sulle ondate di calore per i 27 capoluoghi più esposti, segnala per oggi bollino arancione su quattordici città: Bologna, Bolzano, Brescia, Firenze, Frosinone, Milano, Perugia, Rieti, Roma, Torino, Trieste, Venezia, Verona e Viterbo. Domani, giovedì 28 maggio, saliranno a bollino rosso Bologna, Firenze, Roma e Torino. Prima ondata di calore del 2026, e siamo ancora in primavera.

La mappa del disastro: Milano, Genova e Roma le più colpite

Il Rapporto annuale Istat 2026 fotografa con la precisione algida dei numeri quello che i cittadini vivono ogni giorno sulla pelle: nei capoluoghi di regione, tra il 1971 e il 2023, sono cresciute sia le medie annuali delle temperature sia le anomalie climatiche. Dal 1997 quasi ogni anno ha registrato valori sopra la norma, con sole due eccezioni: il 2005 e il 2010.

Tra le città più colpite dagli eventi meteorologici estremi nel periodo 2000-2024 emergono Milano, Genova e Roma, che guidano la classifica degli episodi di allagamento, esondazione e nubifragio. In molti casi le piogge intense si sono protratte per oltre ventiquattro ore consecutive, mettendo in crisi reti fognarie progettate in un'altra epoca climatica, quando il cielo era più prevedibile e meno irato.

Il paradosso è tutto qui: le stesse città che vengono allagate dai nubifragi soffrono poi di siccità nei mesi successivi. Il 2022 è stato tra gli anni più secchi della storia recente. Il periodo 2020-2023 ha visto una forte riduzione complessiva delle precipitazioni annuali, mentre il Sud — Sardegna, Sicilia e Puglia in testa — fronteggia una crisi idrica strutturale che nessun temporale estivo risolve. L'acqua c'è, ma arriva nel posto sbagliato, nel momento sbagliato, con un'intensità che la terra non riesce ad assorbire.

Il 2025, anno nero: 376 eventi estremi

Se il 2026 si annuncia come un anno da record, il 2025 ha già scritto pagine difficili. Secondo Legambiente, l'anno scorso l'Italia ha registrato 376 episodi meteorologici estremi, una cifra che conferma il 2025 come uno degli anni più critici dell'ultimo decennio, secondo soltanto al record negativo del 2023. Tra gli eventi più frequenti: allagamenti, esondazioni dei fiumi e danni da raffiche di vento. In crescita i fenomeni legati alle temperature eccezionali, alle frane causate da piogge intense, al maltempo diffuso.

Le regioni più colpite nel 2025 sono state Lombardia, Sicilia e Toscana. Le province più martoriate: Genova, Messina e Torino. I dati di Legambiente aggiornati al 26 maggio 2026 segnalano già 82 eventi estremi nei soli primi cinque mesi dell'anno, in linea con i dati di inizio 2024. Come a dire: il ritmo non rallenta, anzi si consolida.

Turisti e residenti, cercano refrigerio dalle temperature oltre i 30 gradi e umidita' a livelli massimi. Genova, 31 luglio 2024. ANSA/LUCA ZENNARO
Turisti e residenti, cercano refrigerio dalle temperature oltre i 30 gradi e umidita' a livelli massimi. Genova, 31 luglio 2024. ANSA/LUCA ZENNARO
Turisti e residenti, cercano refrigerio dalle temperature oltre i 30 gradi e umidita' a livelli massimi.ANSA/LUCA ZENNARO (ANSA)

Il servizio climatico europeo Copernicus avverte che l'estate 2026 potrebbe presentare anomalie positive di uno o due gradi rispetto ai riferimenti storici su gran parte del continente, con distribuzione delle precipitazioni ancora più irregolare. Il Nord d'Italia, in questi giorni, registra un'anomalia termica di 8-9 gradi oltre le medie di fine maggio. Come se qualcuno avesse sfogliato il calendario di due mesi in avanti senza avvertire nessuno.

Nelle città del Sud il rapporto con l'acqua è ancora più contraddittorio. Le grandi piogge invernali e primaverili, quando arrivano, non vengono catturate da infrastrutture efficienti; le reti idriche perdono mediamente il 40% dell'acqua immessa (dati ISTAT) prima ancora che arrivi agli utenti. Palermo, Bari, Napoli conoscono il paradosso di città che alternano l'emergenza piena all'emergenza secca nel giro di settimane. I quartieri più poveri, quelli senza climatizzatori e con le case esposte al sole del pomeriggio, pagano il prezzo più alto.

È in questo contesto che una piccola oggetto quotidiano acquista una valenza quasi simbolica.

Woman in her bedroom on a hot summer night, she is enjoying fresh air in front of a fan
Woman in her bedroom on a hot summer night, she is enjoying fresh air in front of a fan
Woman in her bedroom on a hot summer night, she is enjoying fresh air in front of a fan (Getty Images)

Il ventilatore dei nonni: la tecnologia che non ha bisogno di aggiornamenti

Nella soffitta o in cantina di quasi ogni casa italiana c'è ancora un ventilatore. Non uno di quelli ultrasottili con display LED e connessione WiFi, ma uno di quelli solidi, rumorosi, con la griglia di plastica ingiallita e la spina tripolare d'altri tempi. Da qualche settimana, quel ventilatore è tornato al suo posto accanto alla finestra, silenzioso testimone di quanto la tecnologia più semplice sappia sopravvivere a qualsiasi moda.

Il fenomeno dei mini ventilatori portatili ricaricabili via USB è esploso a livello globale. Tutto o quasi è cominciato nel 2018 in Cina, Giappone e Corea del Sud, durante una serie di ondate di calore eccezionali che colpirono l'Asia orientale. Da allora il prolungarsi dei periodi di afa in tutto il mondo ha trasformato questi piccoli oggetti in un mercato globale.

Lo scorso aprile Dyson ha presentato l'HushJet Mini Cool, versione portatile del suo celebre ventilatore senza pale, da tenere in mano o appendere al collo: costa 99 euro. Sony ha lanciato il Reon Pocket Pro Plus, a 229 euro, un dispositivo termico indossabile che si porta letteralmente addosso. Benvenuti nell'era dei wearable antincendio.

Ma il vero boom, quello democratico e senza marchio, avviene su piattaforme e-commerce come Amazon e Temu, dove si trovano mini ventilatori a pochi euro. La tecnologia che li rende possibili — motori elettrici piccoli, silenziosi ed efficienti, alimentati da batterie ricaricabili — è un sottoprodotto dell'espansione industriale cinese nel settore dell'elettronica di consumo. Ironia della globalizzazione: il paese che contribuisce significativamente alle emissioni mondiali produce anche i ventilatori che il resto del mondo usa per sopravvivere al caldo che quelle emissioni alimentano.

Young African American woman corporate worker, sitting at office table with laptop computer on hot summer day, switches on electric fan, feels refreshed and enjoys fresh cool air blowing in her face
Young African American woman corporate worker, sitting at office table with laptop computer on hot summer day, switches on electric fan, feels refreshed and enjoys fresh cool air blowing in her face
Young African American woman corporate worker, sitting at office table with laptop computer on hot summer day, switches on electric fan, feels refreshed and enjoys fresh cool air blowing in her face (Getty Images)

L'intelligenza artificiale non vi salverà dal caldo, anzi

C'è qualcosa di rivelatore nel fatto che il prodotto tecnologico più cercato in queste settimane non sia un modello linguistico di ultima generazione, né un occhiale per la realtà aumentata. È un oggetto da pochi euro che soffia aria. Mentre le grandi aziende tecnologiche investono miliardi in data center che consumano energia come piccole città — e producono calore che si dissipa nell'aria — la risposta concreta al cambiamento climatico rimane ancora terribilmente analogica: bevi acqua, esci nelle ore fresche, tira fuori il ventilatore dalla cantina.

Non è cinismo. È la constatazione che tra la promessa tecnologica e la realtà del corpo umano che suda c'è ancora una distanza incolmabile. L'IA può prevedere i modelli climatici con accuratezza sempre maggiore; può ottimizzare i consumi energetici degli edifici; può aiutare a progettare città più resilienti. Ma quel mercoledì mattina con 36 gradi, in un appartamento senza aria condizionata a Palermo o a Napoli, quello che serve è aria. Aria che si muove.

Il vecchio ventilatore del nonno, che forse gira ancora sullo stesso perno dal 1987, non ha bisogno di aggiornamenti software. Non chiede dati personali. Non si connette al cloud. Funziona.

Smiling woman enjoying refreshing breeze from portable fan in urban setting
Smiling woman enjoying refreshing breeze from portable fan in urban setting
Smiling woman enjoying refreshing breeze from portable fan in urban setting (Getty Images)

Il problema strutturale rimane. Le città italiane sono state costruite per un clima che non esiste più. L'asfalto, i torrenti coperti, i suoli impermeabili, la mancanza di verde urbano: tutto concorre a trasformare ogni metropoli in un'isola di calore. Uno studio citato da Meteo.it mostra che gli alberi riducono l'isola di calore più del previsto, ma le politiche di pianificazione stentano ad adeguarsi.

Le reti fognarie e i sistemi di drenaggio sono stati progettati per precipitazioni meno violente di quelle che cadono oggi. E così si finisce per avere strade allagate da piogge che durano un'ora, e poi siccità per settimane. È l'Italia meteorologica del terzo millennio: estreme, irregolari, imprevedibile.

L'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato lo scorso 22 maggio una risoluzione storica sugli obblighi degli Stati nella lotta ai cambiamenti climatici, ribadendo che «difendere il pianeta è un dovere». Le parole sono giuste. I tempi, però, sono sempre più stretti. E nel frattempo, nell'attesa che i grandi della terra trovino un accordo, qualcuno aprirà la cantina, tirerà fuori il ventilatore, lo sistemerà accanto alla finestra e si accontenterà di quella piccola brezza artificiale che almeno, per stasera, rende l'aria un po' più respirabile.