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La spettacolare nube di ceneri che fuoriusciva dall'Etna fino a pochi giorni fa, alta 4 chilometri
Sull’Etna è tornata la quiete. Dopo un’estate di attività intensa, il vulcano più alto d’Europa, che con le ultime eruzioni ha guadagnato ulteriori metri portando la sua cima a quota 3.403 metri, si trova ora in una fase di calma. «Tutti i parametri sono nella norma. Fare delle previsioni è difficile ma per il futuro prossimo ci aspettiamo continuino attività simili a quelle registrate negli ultimi anni», dice Salvatore Gambino, direttore dell’Osservatorio Etneo dell’Istituto Nazionale di Geofisica e vulcanologia che monitora costantemente il vulcano. Ma come sta quindi oggi il vulcano? Cosa è successo negli scorsi mesi e cosa, presumibilmente, accadrà nei prossimi?
2026, UN’ESTATE DI FUOCO
Lo scorso luglio e fino al 20 agosto, la zona sommitale dell’Etna è stata teatro di un’intensa attività eruttiva di tipo stromboliana con «emissioni di materiali incandescenti talvolta associate in fontane di lava di altezza molto elevate, ed emissioni di cenere», dice il direttore dell’Osservatorio Etneo. Le colate di lava si sono riversate lungo la desertica Valle del Bove, sul versante orientale del vulcano.


L'ANOMALIA DI SETTEMBRE: LA CENERE “PASSIVA” E I DISAGI AI VOLI
Dal 1° settembre si è poi registrato un fenomeno insolito: una prolungata emissione di cenere passiva dai crateri sommitali, in particolare dal cratere denominato Voragine. «A differenza delle fasi stromboliane in cui la cenere è lanciata in aria, in questo caso la cenere stessa è stata rilasciata in modo continuo insieme ai gas vulcanici e disperdendosi nell’atmosfera – spiega Gambino – un’anomalia durata diverse settimane e a fronte dei consueti episodi di mezza giornata o addirittura di poche ore – che ha avuto importanti ripercussioni». Soffiando verso vento sud, le ceneri hanno infatti creato disagi alla circolazione aeroportuale e alla viabilità dei Comuni pedemontani.


COME FUNZIONA IL VULCANO: LA CICLICITÀ DELL’ETNA
L’Etna è uno dei vulcani più attivi del mondo. Fra gli eventi più intensi si ricordano l’eruzione del 1669, con la lava che arrivò fino a Catania, e quella del 1928, che causò la distruzione del centro abitato di Mascali e delle piccole frazioni di Pietrafucile e Costa Sovara. «L’Etna segue un comportamento di "carica e scarica", in cui a fasi di accumulo del magma seguono momenti di sfogo – riprende Gambino –. Se negli ultimi decenni del secolo scorso il vulcano ci aveva abituato a eruzioni dalle bocche sommitali e a eruzioni sui fianchi – dai primi anni Duemila la dinamica è cambiata. Negli ultimi 20 anni l’attività si è concentrata nell’area sommitale con fenomeni molto veloci e spettacolari, con fontane di lava e lanci di materiale fino a diversi chilometri di distanza».


MONITORAGGIO AVANZATO E GESTIONE DEI RISCHI
L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia monitora il vulcano con telecamere termiche e visive, sensori di deformazione del suolo e rilevatori di temperatura. «Il rumore sismico di fondo è continuo, sui vulcani non c'è mai quiete assoluta», nota ancora Gambino. Se le esplosioni improvvise e ad alta quota rappresentano il pericolo principale per chi si avvicina avventatamente ai crateri, le colate laviche non costituiscono un rischio diretto per la vita umana. «Con i sistemi di monitoraggio siamo in grado di intercettare l’apertura di fratture laterali con diverse ore di anticipo, stimando anche la velocità e la direzione dei flussi lavici».
UNA RISORSA PER IL TERRITORIO, PATRIMONIO DELL’UNESCO
«Nonostante i disagi legati alla cenere, la popolazione non percepisce il vulcano come una minaccia quanto come una presenza familiare», dice ancora il direttore dell’Osservatorio Etneo. L’Etna ha un forte impatto economico e sociale sul territorio: basti pensare che il 90% dei turisti che arrivano sull’isola passa per il vulcano, o ai benefici che la fertilità del terreno lavico porta all’agricoltura e alla viticoltura. E dopo aver affascinato le popolazioni per secoli, ispirando miti e leggende, oggi l’Etna attira turisti e studiosi da tutto il mondo grazie alla sua attività continua e alla facilità di accesso. Chiude Gambino: «Lo si chiami “Mongibello” o “Mamma”, per i siciliani l’Etna è la montagna per antonomasia».





