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Uno dei lupi avvelenati in una foto del WWF Abruzzo.
Una strage silenziosa, quella di almeno 22 lupi quasi certamente avvelenati con esche contaminate da pesticidi agricoli, avvenuta nell’arco di poche settimane nell’area del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Il triste elenco finisce nel computo dei 190 lupi trovati morti sulle strade e nei boschi italiani nei primi quattro mesi di quest’anno, come riferisce il secondo Bollettino dell’Osservatorio Lupo del sito, elaborato attraverso il monitoraggio quotidiano di giornali, social network, segnalazioni territoriali e fonti istituzionali.
«La principale causa accertata resta quella degli investimenti stradali e ferroviari, responsabili di 70 morti. Seguono 61 casi con causa non determinata o non disponibile, 29 casi di avvelenamento certo o probabile, 9 traumi generici o altre cause, 8 episodi riconducibili a bracconaggio, arma da fuoco o uccisione illegale, 7 casi legati a patologie o morte naturale e 7 casi di competizione intra/inter-specifica o predazione», riferisce il Report. «La distribuzione geografica mostra una mortalità ormai diffusa in tutto il Paese. Le regioni con il maggior numero di lupi morti risultano Piemonte con 33 casi, Abruzzo e Toscana con 29 ciascuna, Emilia-Romagna con 26, Trento con 12 e Puglia con 11. Seguono Lazio con 8, Basilicata con 7, Campania e Lombardia con 6, Marche e Molise con 5, Liguria con 4, Bolzano con 3, Calabria, Friuli Venezia Giulia e Umbria con 2 e Veneto con 1».
Il mondo del volontariato per la salvaguardia di questi animali selvatici si è attivato: «Secondo le informazioni attualmente disponibili, l’episodio avrebbe determinato la perdita di circa il 20-25% della popolazione di lupo presente nel Parco e nella sua area contigua, infliggendo un danno senza precedenti negli ultimi decenni alla biodiversità appenninica e all’equilibrio dell’intero ecosistema», hanno denunciato in un comunicato congiunto ben 15 associazioni (Altura, Animalisti Italiani L’Aquila, Appennino Ecosistema, Cai Abruzzo, Enpa, Forum ambientalista, Italia Nostra, Lav, Lipu, Lndc Animal Protection, Pro Natura, Rewilding Apennines, Salviamo l’Orso, Touring Club Italiano e Wwf), avviando «un’azione comune a tutela del lupo e del patrimonio naturale abruzzese».
Le 15 realtà associative si sono proposte quali tutrici «degli interessi degli animali, della specie e dell’ecosistema appenninico in generale, chiedendo di procedere contro i responsabili in base ai reati che puniscono gravemente chi uccide animali, provoca la compromissione o il deterioramento dell’ecosistema, della biodiversità, della flora o della fauna». E hanno ricordato che «il lupo rappresenta un simbolo dell’Italia e una presenza fondamentale per l’equilibrio naturale dei nostri territori. Quanto accaduto non colpisce soltanto una specie protetta, ma ferisce profondamente un patrimonio collettivo che appartiene a tutti».
Pertanto hanno chiesto perentoriamente «un impegno forte e concreto affinché episodi così gravi non si ripetano più e affinché venga rafforzato ogni giorno il percorso di coesistenza tra uomo e animali selvatici: un lavoro lungo, quotidiano e condiviso, che richiede attenzione costante, responsabilità e il contributo di istituzioni, comunità e territori, nel rispetto dell’identità naturale dell’Abruzzo».




