Una finestra sul mondo, un ponte oltre le sbarre, una strada verso la libertà e il riscatto sociale: questo rappresenta il lavoro per chi è in carcere. I numeri parlano chiaro: la recidiva nei ventimila carcerati che hanno un contratto di lavoro è del 2%, contro il 70% stimato sull’attuale popolazione carceraria (dati Cnel).

Don Gino Rigoldi, per 50 anni cappellano del carcere minorile Cesare Beccaria a Milano e presidente del Comitato di Garanzia della Fondazione che porta il suo nome, lo sa e ha deciso di promuovere – all’interno della casa circondariale di Opera – la Scuola di Edilizia, in collaborazione con Assimpredil Ance, Umana, le organizzazioni sindacali del settore edile Feneal Uil, Filca Cisl, Fillea Cgil e la scuola edile di Esem-Cpt, sostenuta da Intesa Sanpaolo. «Un’iniziativa che è un passo verso la piena attuazione dell’articolo 27 della nostra Costituzione: i detenuti hanno ora la possibilità di costruire il proprio futuro in un percorso che inizia all’interno del carcere e, grazie all’applicazione dell’articolo 21 dell’Ordinamento penitenziario, si conclude nella società civile con un lavoro che significa dignità, in grado di fornire i mezzi per realizzare un nuovo progetto di vita».

L' inaugurazione della scuola edile nel carcere di Opera, un laboratorio attrezzato per insegnare un lavoro ai reclusi con Andrea Ostellari, sottosegretario di stato alla Giustizia, don Gino Rigoldi (il primo a sinistra) e Silvio Di Gregorio
L' inaugurazione della scuola edile nel carcere di Opera, un laboratorio attrezzato per insegnare un lavoro ai reclusi con Andrea Ostellari, sottosegretario di stato alla Giustizia, don Gino Rigoldi (il primo a sinistra) e Silvio Di Gregorio

L' inaugurazione della scuola edile nel carcere di Opera, un laboratorio attrezzato per insegnare un lavoro ai reclusi con Andrea Ostellari, sottosegretario di stato alla Giustizia, don Gino Rigoldi (il primo a sinistra) e Silvio Di Gregorio

(Duilio Piaggesi)

Un progetto che è la risposta a un bisogno fondamentale per il reinserimento sociale delle persone detenute: il lavoro e, in particolare, il lavoro esterno. I beneficiari sono i detenuti di Opera in possesso dei requisiti di legge per uscire dal carcere per motivi di lavoro (art. 21). L’obiettivo: favorire il loro reinserimento sociale, già durante il periodo di carcerazione, grazie alla formazione professionale e al lavoro esterno in applicazione sempre dello stesso articolo. Il progetto prevede l’organizzazione di nove cicli formativi nell’arco di tre anni e al termine delle attività per facilitare l’inserimento lavorativo dei detenuti. Per assicurare la tenuta dei candidati e favorire la loro integrazione, è previsto, infine, un accompagnamento educativo durante tutta la formazione e il tutoraggio nei primi mesi di lavoro.

Paolo Bonassi, Chief Social Impact Officer Intesa Sanpaolo

Intesa Sanpaolo, attraverso la struttura Intesa Sanpaolo per il Sociale dell’area Social Impact guidata da Paolo Bonassi, ha scelto di realizzare con i suoi formatori programmi gratuiti di orientamento, mirati a sviluppare soft skill, consapevolezza, autonomia e competenze spendibili nel mercato del lavoro che affiancano le conoscenze tecniche attraverso laboratori esperienziali con strumenti indispensabili per il reinserimento professionale. Opera è solo uno dei progetti che rientrano nell’ambito del programma di contrasto alle disuguaglianze promosso dal Consigliere delegato e Ceo Carlo Messina.

Intesa Sanpaolo agisce sull’Istituto penitenziario Due Palazzi di Padova e su quello Icatt di Eboli. Dal 2020 abbraccia il programma Aiutare chi Aiuta / Giustizia con Misericordia con Caritas italiana; sostiene Golden Links, iniziativa di economia circolare che coinvolge 25 istituti penitenziari per la realizzazione di indumenti nuovi destinati a famiglie in difficoltà; con Wefree Dentro porta il teatro sociale nel carcere minorile di Bari; supporta i laboratori penitenziari Metamorfosi a Bollate, Monza e Napoli per la costruzione di strumenti musicali con il legno delle imbarcazioni dei migranti; ma anche BENU nella sezione femminile di Rebibbia, promosso da Fondazione Severino e Fondazione Pastificio Cerere, e il progetto Fenixs nel carcere di Bollate mettendo a disposizione migliaia di dispositivi informatici dismessi, rigenerati da detenuti formati e assunti dall’impresa sociale, creando così occupazione qualificata all’interno degli istituti stessi.

«Crediamo che dignità, formazione e lavoro siano leve decisive per ridurre la recidiva e costruire comunità più sicure», afferma Paolo Bonassi (foto), Chief Social Impact Officer Intesa Sanpaolo, «con iniziative come Scuola di Edilizia a Opera e molti altri progetti negli istituti penitenziari di tutto il Paese, Intesa Sanpaolo offre ai detenuti un’opportunità concreta di riscatto che permette loro di esprimere il proprio potenziale. Non vogliamo offrire solo risposte a bisogni immediati, puntiamo ad avere effetti trasformativi di lungo periodo mettendo in rete istituzioni, imprese e Terzo settore».