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Camminatori lungo la prima tappa da Fabriano a Matelica.
Attraversare a piedi o anche in bicicletta, lentamente, le terre ferite, piegate, ma non spezzate dai terremoti. E, lungo la strada, incontrare e ascoltare le comunità locali, le persone che, in questi territori, sono rimaste – o sono tornate - per fare la loro parte nella ricostruzione. Si chiama Cammino nelle terre mutate, ed è un itinerario a tappe nato alcuni anni fa per far conoscere e promuovere i territori colpiti dal sisma dell’Aquila di aprile 2009 e da quello del Centro-Italia del 2016-2017. Un percorso di conoscenza e con una finalità solidale, perché attraversare le terre terremotate vuol dire contribuire a rivitalizzare la loro economia, a promuovere le attività, le iniziative locali, la vita sociale, dando impulso anche allo sviluppo turistico.
L’itinerario si snoda attraverso 14 tappe in quattro regioni, Marche, Umbria, Lazio e Abruzzo: un percorso di 250 chilometri, nel cuore dell’Appennino, da Fabriano, in provincia di Ancona, fino all’Aquila, lungo i sentieri escursionistici e ciclabili di due importanti aree protette: il Parco Nazionale dei Monti Sibillini e il Parco Nazionale Gran Sasso e Monti della Laga.
Un “trekking di solidarietà”, un cammino responsabile, in cui il contatto con la natura si unisce alla relazione con coloro che, attraverso progetti di rinascita, cercano caparbiamente di ricucire i loro territori per costruire qui il loro futuro. Lanciato per iniziativa di tre organizzazioni, FederTrek, APE Roma (Associazione Proletari Escursionisti) e Movimento Tellurico, oggi a gestire il Cammino e l’accoglienza dei pellegrini è l’associazione Cammino nelle terre mutate Odv, costituita da volontari delle quattro regioni.
Chi parte viene fornito dell’apposita Credenziale ed è possibile acquistare la guida edita da Terre di mezzo, curata da Enrico Sgarella, scrittore e fondatore dell’associazione Movimento Tellurico. Come spiegano dall’associazione, chi decide di mettersi in viaggio dovrebbe contattare in anticipo strutture ed enti locali, perché nel percorso si attraversano territori e paesi che ancora presentano delle forti criticità e nei quali la ricostruzione, avviata, prosegue a rilento; luoghi ancora molto vulnerabili dal punto di vista urbanistico, Comuni nei quali, in alcuni casi, ci sono ancora “zone rosse”, normalmente non accessibili. Per tutte le informazioni si può visitare il sito



