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Nel nostro Paese l'area maggiormente interessata da progetti di trivellazioni petrolifere è il Canale di Sicilia, che è uno dei punti più ricchi di biodiversità del Mediterraneo. Al momento sono attive tre piattaforme petrolifere con una produzione media annua di 280 mila tonnellate di petrolio greggio estratto dai 35 pozzi. Questo patrimonio è minacciato da ben ventinove richieste di ricerca di petrolio, di cui undici già autorizzate.
L’Italia è un paradiso per i petrolieri. Se le richieste fossero tutte approvate, compagnie come Shell e Eni e altre meno note come la Northen Petroleum pagherebbero in totale poco più di 66 mila euro l’anno di canone per fare ricerca in un’area di oltre 10 mila chilometri quadrati. Inoltre, se trovassero il petrolio, pagherebbero delle royalties tra le più basse al mondo. I rischi invece sarebbero tutti a carico della comunità: la stima dei danni per il settore turistico causati dalla Deepwater Horizon è di circa 18 miliardi di euro; anche un incidente nel Canale non sarebbe senza conseguenze: qui infatti si trova circa il 40 per cento della flotta da pesca regionale che genera oltre il 17 per cento dei ricavi nazionali per il settore, mentre l’insieme delle province che si affacciano sul Canale assorbe circa il 38,6 per cento del flusso di presenze turistiche regionali, con il 35 per cento degli occupati per alberghi e ristoranti.
Con il tour dell'estate 2012 “U mari nun si spirtusa” (Il mare non si sforacchia, in siciliano) Greenpeace ha raccolto l'adesione di 49 Sindaci e numerose Autorità locali siciliani contro le trivellazioni. Tuttavia, sottolinea il Wwf, è stata concessa un’autorizzazione per esplorare la presenza di petrolio sotto il fondo marino e in diversi siti lungo la costa di Pantelleria. «Quasi 39 mila persone hanno firmato una petizione per chiedere che Pantelleria sia tutelata. Ora tocca alle istituzioni», ha dichiarato Marco Costantini, responsabile Mare del Wwf Italia, «decidere se realizzare questa volontà popolare e garantire un mare incontaminato e in salute per tutti i tonni, le tartarughe marine, le balenottere, gli uccelli migratori, ma anche i pescatori, i velisti, i turisti, le economie e le tradizioni mediterranee che di quel mare non possono proprio fare a meno».
Data la natura geologica dei fondali del Mediterraneo, soggetta ad attività sismica, gli effetti negativi delle trivellazioni sono significativamente maggiori che in altre aree. Le onde sismiche indotte per rilevare la presenza di petrolio e gas naturale sotto il mare infliggono gravi danni all’ambiente, in particolare alla biodiversità marina. Dallo Stretto di Sicilia passa tutto, dal più piccolo scambio di correnti superficiali e profonde, ai tonni e alle tartarughe in migrazione, alle flotte pescherecce degli stati mediterranei che si riversano lì per pescare il pesce più pregiato al mondo, il tonno rosso. «Nel mondo si stanno facendo investimenti su larga scala nel settore dell’energia rinnovabile, ma occorre fare di più», avverte Mariagrazia Midulla, responsabile Clima e Energia del Wwf Italia.
«I governi e le istituzioni finanziarie continuano ad investire in progetti di petrolio e gas, che rappresentano una minaccia per habitat incontaminati, specie selvatiche in pericolo di estinzione e comunità umane di tutto il mondo, oltre a contribuire ai cambiamenti climatici in atto.
L’Italia è un paradiso per i petrolieri. Se le richieste fossero tutte approvate, compagnie come Shell e Eni e altre meno note come la Northen Petroleum pagherebbero in totale poco più di 66 mila euro l’anno di canone per fare ricerca in un’area di oltre 10 mila chilometri quadrati. Inoltre, se trovassero il petrolio, pagherebbero delle royalties tra le più basse al mondo. I rischi invece sarebbero tutti a carico della comunità: la stima dei danni per il settore turistico causati dalla Deepwater Horizon è di circa 18 miliardi di euro; anche un incidente nel Canale non sarebbe senza conseguenze: qui infatti si trova circa il 40 per cento della flotta da pesca regionale che genera oltre il 17 per cento dei ricavi nazionali per il settore, mentre l’insieme delle province che si affacciano sul Canale assorbe circa il 38,6 per cento del flusso di presenze turistiche regionali, con il 35 per cento degli occupati per alberghi e ristoranti.
Con il tour dell'estate 2012 “U mari nun si spirtusa” (Il mare non si sforacchia, in siciliano) Greenpeace ha raccolto l'adesione di 49 Sindaci e numerose Autorità locali siciliani contro le trivellazioni. Tuttavia, sottolinea il Wwf, è stata concessa un’autorizzazione per esplorare la presenza di petrolio sotto il fondo marino e in diversi siti lungo la costa di Pantelleria. «Quasi 39 mila persone hanno firmato una petizione per chiedere che Pantelleria sia tutelata. Ora tocca alle istituzioni», ha dichiarato Marco Costantini, responsabile Mare del Wwf Italia, «decidere se realizzare questa volontà popolare e garantire un mare incontaminato e in salute per tutti i tonni, le tartarughe marine, le balenottere, gli uccelli migratori, ma anche i pescatori, i velisti, i turisti, le economie e le tradizioni mediterranee che di quel mare non possono proprio fare a meno».
Data la natura geologica dei fondali del Mediterraneo, soggetta ad attività sismica, gli effetti negativi delle trivellazioni sono significativamente maggiori che in altre aree. Le onde sismiche indotte per rilevare la presenza di petrolio e gas naturale sotto il mare infliggono gravi danni all’ambiente, in particolare alla biodiversità marina. Dallo Stretto di Sicilia passa tutto, dal più piccolo scambio di correnti superficiali e profonde, ai tonni e alle tartarughe in migrazione, alle flotte pescherecce degli stati mediterranei che si riversano lì per pescare il pesce più pregiato al mondo, il tonno rosso. «Nel mondo si stanno facendo investimenti su larga scala nel settore dell’energia rinnovabile, ma occorre fare di più», avverte Mariagrazia Midulla, responsabile Clima e Energia del Wwf Italia.
«I governi e le istituzioni finanziarie continuano ad investire in progetti di petrolio e gas, che rappresentano una minaccia per habitat incontaminati, specie selvatiche in pericolo di estinzione e comunità umane di tutto il mondo, oltre a contribuire ai cambiamenti climatici in atto.



