È sempre più alta la tensione fra Russia e Ucraina, in un crescendo pressoché inarrestabile di botta e risposta, rappresaglie reciproche sempre più intense, pressanti, letali. Come riporta l’agenzia di stampa ufficiale russa Tass, è salito a sette morti, fra cui tre bambini, e circa 40 feriti il bilancio delle vittime di un drone ucraino precipitato il 3 agosto sulla spiaggia affollata di bagnanti russi del villaggio di Arkhipo-Osipovka a Gelendzhik, sulla costa russa del Mar Nero, nel territorio di Krasnodar.

Il drone è piombato – non è stato chiarito a causa di quale dinamica - su un’area distante circa 22 chilometri in linea d’aria da quello che viene chiamato il “Palazzo di Putin”, un complesso di edifici esteso su oltre 17 mila metri quadrati che apparterrebbe al leader del Cremlino, anche se Vladimir Putin ha sempre smentito la notizia.

A raccontare la storia di questo complesso di edifici e a sverlarne al mondo l’origine e il legame con il leader russo era stato nel 2021 il più famoso oppositore di Putin, l’attivista Alexei Navalny, morto il 16 febbraio del 2024, a 47 anni, durante la prigionia nella colonia penale n. 3, in Siberia. La Fondazione per la lotta alla corruzione da lui creata pubblicò su YouTube il documentario investigativo Un palazzo per Putin: la storia della più grande tangente in cui venivano mostrate varie fotografie degli interni e si sosteneva che questa reggia super segreta fosse stata finanziata in parte da personalità molto vicine al presidente russo.

Il documentario descriveva il Palazzo come un complesso di lusso, blindatissimo, costato un miliardo di euro, grande quanto “39 Principati di Monaco”, dotato di un bunker e di un eliporto, protetto da una no-fly zone. Una sorta di Stato dentro lo Stato, un castello fortificato, sontuoso, praticamente inespugnabile, il luogo più protetto e sorvegliato di tutta la Russia.

Residenti davanti alle macerie di abitazioni colpite dai droni russi nella regione di Kharkiv.
Residenti davanti alle macerie di abitazioni colpite dai droni russi nella regione di Kharkiv.

Residenti davanti alle macerie di abitazioni colpite dai droni russi nella regione di Kharkiv.

(REUTERS)

Il fatto che il drone ucraino sia caduto su una spiaggia così vicina al Palazzo di Putin fa supporre che il bersaglio del raid di Kyiv fosse proprio quel complesso, che ora si scopre meno fortificato e protetto di prima. L’uccisione di sette persone sulla spiaggia di Gelendzhik ha sollevato forti proteste da parte di Mosca: durissima la reazione della portavoce del Cremlino Maria Zakharova che ha parlato di «attività terroristiche» da parte di Kyiv ed esteso la responsabilità di quanto accaduto anche alla Nato e all’Unione europea che sarebbero complici di tali azioni.

Intanto, però, Mosca prosegue senza tregua a bersagliare con missili e droni le città ucraine e in particolare Kyiv: l’ennesimo vasto attacco missilistico russo sulla capitale è stato lanciato nella notte del 1agosto, colpendo diversi quartieri residenziali e causando nove morti e quasi una trentina di feriti. Secondo i dati della Missione delle Nazioni unite per il monitoraggio dei diritti umani in Ucraina, il mese di giugno del 2026 ha registrato nel Paese il numero di civili uccisi più elevato di qualsiasi altro mese dall'aprile del 2022: solo a giugno scorso almeno 293 civili sono stati uccisi e 1.990 feriti. Dall’inizio dell’invasione russa a febbraio del 2022 16.431 civili sono morti in Ucraina, tra cui 803 bambini. Un’escalation di vittime legata all’aumento di attacchi missilistici a lunga gittata russi, difficilmente intercettabili dagli attuali sistemi di difesa aerea ucraini, lanciati contro i centri urbani, le aree densamente popolate, le zone residenziali, concentrandosi soprattutto su Kyiv, il cuore del Paese: una forma di puro terrorismo nei confronti della popolazione già terribilmente provata, per spingerla allo stremo.

Non solo la capitale. A Kharkiv, la seconda città più grande dell’Ucraina, nell’est del Paese, a 30 chilometri dal confine russo, arrivano notizie di un aumento della pressione russa sulla popolazione. «La situazione già difficile qui è diventata ancora più preoccupante a causa dei droni russi che individuano le macchine degli abitanti per le strade e le prendono di mira come bersagli. Così, anche uscire di casa, andare al lavoro o a fare shopping è diventato molto più rischioso», racconta al telefono con la voce carica di apprensione un ragazzo di 35 anni che vive in uno dei quartieri più esposti agli attacchi che arrivano da oltreconfine e ogni giorno, insieme alla moglie 29enne, attraversa la città in auto per raggiungere i rispettivi posti di lavoro.

Nel mese di luglio le forze di Mosca hanno attacco Kharkiv 109 volte, ha dichiarato il sindaco Ihor Terekhov, di questi attacchi circa la metà sono stati compiuti da droni Fpv (first person view, ovvero a visuale immersiva), che bersagliano macchine, camion, furgoni, distributori di benzina, infrastrutture civili come ospedali e scuole. Secondo il sindaco, si tratta di un nuovo livello di minaccia e di strategia del terrore, al quale Kharkiv sta cercando di reagire con nuovi sistemi di difesa.

Una strategia, quella dei droni che puntano sui civili, già ampiamente diffusa in altre zone dell’Ucraina, come a Kherson, a una manciata di chilometri dal fronte meridionale, sul fiume Dnipro, uno dei luoghi più pericolosi del Paese: i droni russi che arrivano dall’altra sponda del fiume compiono una vera caccia all’uomo per le strade, inseguendo i pochi abitanti rimasti a vivere in questa città svuotata.