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La costa di Altavilla Milicia in Sicilia, con i binari ferroviari che costeggiano il litorale.
“Dove sull’acque viola/era Messina, tra fili spezzati/e macerie tu vai lungo binari”. I lavori in corso alla stazione fanno tornare in mente i versi di Salvatore Quasimodo nella poesia dedicata al padre ferroviere, ricordando quando, qualche giorno dopo il terremoto del 28 dicembre 1908, si trovava in servizio a Messina. Ma oggi, a un secolo e 18 anni di distanza, iniziare da qui un viaggio in treno verso Palermo, significa solo riempirsi gli occhi di bellezza. “L’acque” sono azzurre, splendide, e il sole crepita sulle increspature docili delle onde. La Messina Palermo è una delle tratte ferroviarie più panoramiche dell’Isola, costruita tutta o quasi lungo il mare, tanto che a momenti pare di poterne sfiorare l’acqua con le dita.
Più o meno 224 chilometri, tra gallerie e tratti allo scoperto. La stazione centrale di Messina è unita alla stazione marittima da cui si può ammirare il porto dello Stretto e la costa calabra. In particolari giornate lo Stivale sembra ancora più vicino sotto l’effetto ottico determinato da particolari condizioni climatiche chiamato Fata Morgana dal nome della leggendaria fata che, si racconta, salvò la Sicilia dall’invasione dei barbari giunti dall’altra parte dello Stretto illudendo i conquistatori sulla reale distanza dell’isola.
Il viaggio inizia con queste suggestioni, con il ricordo omerico di Scilla e Cariddi e con il mare Jonio su cui si specchia la costa Calabrese. Poi, man mano che il treno va avanti, nel giro di una manciata di secondi la scena si modifica: qualche vagone dismesso, qualche edificio basso, l’erba bruciata dal sole, le pietre che puntellano il ventre della montagna: una lunga galleria, la più lunga di tutta la rete ferroviaria siciliana con i suoi quasi 13 chilometri. Il treno passa dentro i Monti Peloritani fino a Villafranca Tirrena, circa 10 minuti al buio. L’attesa aumenta lo stupore successivo: i raggi del sole tornano a brillare e illuminare il mare, che adesso è il Tirreno. Il verde della natura costeggia case, strade, residence, parchi comunali: fichi d’india, oleandri, ulivi... La vista si allarga. Spazia curiosa dalle case alla costa. Le Eolie diventano compagne di viaggio: Panarea e Stromboli si mostrano in tutta la loro bellezza e prendono il colore del mare, capolavori dipinti dal Creatore.


Dieci minuti più tardi il treno si ferma a Milazzo, luogo di partenza per le Eolie. In mezzo ci sono tanti altri piccoli comuni, alcuni dei quali – Rometta, Spadafora, Venetico, Torregrotta – uniti tra loro da un lunghissimo lungomare, ideale per gli amanti del running o delle passeggiate.
I treni Regionali non sono tutti uguali: ci sono quelli diretti che impiegano meno di 3 ore e quelli che fanno più fermate raggiungendo Palermo in poco meno di 4 ore. In entrambi i casi la vista è assicurata. Negli ultimi anni, poi, la flotta del Regionale di Trenitalia è stata rinnovata: carrozze più confortevoli sulle quali si possono trasportare e caricare anche le bici elettriche. Se si vuole avere libertà di movimento e fare brevi tappe lungo il percorso, l’ideale è acquistare un biglietto “Italia in Tour” che permette di viaggiare per 3 giorni consecutivi sui treni Regionali al costo di 35 euro (il biglietto di sola andata è 16,30 euro).
Da Milazzo la corsa continua in compagnia delle Sette sorelle, come sono soprannominate le Eolie: Vulcano, Lipari, Salina e, man mano che ci si avvicina a Palermo, anche Filicudi e Alicudi. Dopo Barcellona Pozzo di Gotto il treno si ferma a Patti. Qui la vista è attratta anche dal magnifico promontorio di Tindari con il santuario della Madonna Nera incorniciato tra le montagne e affacciato sui laghetti di Marinello.
Le stazioni si susseguono tra antiche torri di avvistamento erette tra il XV e il XVII secolo per proteggere l’isola dalle incursioni dei pirati barbareschi, piccoli faraglioni e rocce che emergono dal mare: Capo d’Orlando la terra cantata dallo scrittore Vincenzo Consolo (come i Nebrodi e Sant’Agata di Militello, dove nacque); Santo Stefano di Camastra con le ceramiche tradizionali che tappezzano piazze, scale e persino la stazione ferroviaria. E poi Tusa, ultima fermata di Messina annunciata dalla “Finestra sul mare” dell’artista Tano Festa. Subito dopo c’è Cefalù: la regina delle mete turistiche palermitane, tanto che le corse dei treni in estate si moltiplicano. Il borgo si sviluppa attorno alla cattedrale normanna del XII secolo. Una visione che si materializza all’improvviso e che invita a fermarsi. La stazione ferroviaria si trova al centro del paese e consente di raggiungere monumenti e spiagge con una breve e piacevole passeggiata.


Sul treno i racconti e i volti dei passeggeri, locali e turisti da ogni parte del mondo, si mescolano alle visioni che arrivano dall’esterno: la natura rigogliosa, le sfumature del mare, gli ombrelloni colorati sulla spiaggia: Lascari, Trabia, Santa Flavia, calette, spiagge, ancora antiche torri costiere. Poi la visione della Conca d’Oro e del golfo di Palermo rapisce lo sguardo. Miraggio e promessa di bellezza, storia, meraviglia.


INFORMAZIONI
In un giorno feriale, ci sono 14 collegamenti diretti tra Palermo e Messina e altri più capillari tra Messina e S. Agata di Militello (20 treni) e tra Palermo e S. Agata di Militello (14 treni). Presenti anche servizi di tipo “suburbano” che, sempre in un giorno feriale, collegano Messina e Patti (15 treni) e Palermo e Termini Imerese (34 treni).




