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Ci vorrebbe un botanico a bordo per identificare le 500 sfumature di verde in cui si inoltra la linea Vigezzina-Centovalli, meglio nota come “il trenino del foliage” in omaggio all’autunno: la sua stagione più variopinta, quando il verde comincia a virare al giallo, all’arancio, al rosso, all’amaranto, secondo le specie. Succede allo scollinare tra settembre e ottobre, fino a metà novembre, quando la natura, nella valle dei pittori, attinge alla tavolozza più ricca per apparecchiare la migliore livrea al viaggiatore senza fretta che sceglie questa piccola ferrovia panoramica tra i monti. Ogni stagione è buona, però, ciascuna con i propri colori, per concedersi una pausa senz’auto, lungo la linea tortuosa e impervia, che ogni giorno, anche durante l’inverno che spesso lascia sparute lingue di neve tra le cime fino a primavera, collega Domodossola a Locarno, adagiata sulla sponda svizzera del Lago Maggiore e nota per la piazza Grande che ogni agosto, in occasione del Film Festival, si popola di star e si trasforma in una delle più grandi sale al mondo di cinema sotto le stelle.
La tratta, senza soste, dura un paio d’ore, ma andare diretti sarebbe far torto al suo spirito e ai suoi borghi: il suggerimento implicito anche nella predisposizione del biglietto è di prendersela comoda, spalmando il viaggio su due giorni con una tappa a scelta all’andata e una al ritorno. Ma si può fare anche in giornata, a patto di mettere in conto toccate e fughe.
Il bello è scordare smartphone, letture e tutti gli espedienti che in treno servono a ingannare il tempo, e incollare il naso alle ampie vetrate per immergersi nel grande libro della natura, lasciandosi inerpicare insieme al treno per i ponti di pietra che attraversano cascate, corsi d’acqua e gole: man mano che si sale dalla Val Vigezzo, il ramo italiano, verso quello svizzero delle Centovalli, il paesaggio si fa più selvaggio, la valle più stretta e profonda. Vien da pensare, grati, alla fatica di chi ha materialmente costruito la strada ferrata abbarbicata sui monti per 52 km, attraverso 31 gallerie su 83 ponti e viadotti, alti fino a 80 metri come a Intragna, «arditissimi» secondo le cronache dell’epoca: un progetto concepito nell’Ottocento e inaugurato nel 1923 dopo 11 anni di gestazione, accidentati dalla Grande Guerra e dal fallimento della Banca franco-americana di Parigi. Trenta fermate, variabili secondo la corsa, in altrettanti borghi, di cui dal treno si notano punte di campanili.


In questa terra di confine, tra Piemonte e Canton Ticino, storicamente avamposti cattolici geograficamente circondati dalle chiese riformate calvinista a Ginevra e zwingliana a Zurigo, come in tanti contesti alpini di frontiera, è sorta una stupefacente densità di santuari, edicole, pitture sacre, divenute nei secoli testimoni e insieme veicolo di una sentita devozione popolare che nel Cinquecento è servita alla Controriforma anche come baluardo religioso: una sorta di cordone sacro a far da argine all’espansione del protestantesimo. Si tramandano da quell’epoca racconti di prodigi che hanno segnato la fede, l’arte e l’architettura della Val Vigezzo, e che ancora attirano visitatori e pellegrini. Il santuario, novecentesco, della Madonna del Sangue di Re, con la sua raccolta di ex voto, ingloba la chiesetta di San Maurizio originaria, con l’affresco trecentesco bizantineggiante di una Madonna nell’atto di allattare, cui tuttora si portano fiocchi rosa e azzurri per ringraziare di lieti eventi. Uno dei dipinti più antichi della valle racconta un fatto miracoloso risalente al 1494.


Di qui il suo culto ha viaggiato in Europa portato dai migranti vigezzini fino in Boemia: erano soprattutto spazzacamini, ancora di casa a Santa Maria Maggiore dove guardando gli stretti comignoli di pietra delle case più vecchie non si fatica a capire il perché. Dietro la piazza, con lo storico palazzo del Mandamento in cui anticamente operava il Pretore, il Museo dello spazzacamino, per secoli manodopera vigezzina nel mondo, accanto al folklore rende giustizia alla fatica, giunta anche allo sfruttamento minorile, di un lavoro che l’immaginario popolare associa all’allegria scanzonata di Mary Poppins, ma che, come ricorda Maria Letizia Tentori, nel negozio di artigianato dove gli spazzacamini si omaggiano in mille fogge, è stato lontananza, freddo, miseria, fatica, salute malferma. Sede dell’Associazione nazionale degli spazzacamini, Santa Maria ne ospita ogni anno in settembre il raduno internazionale: un’occasione di rievocazione popolare che anticipa di poco la stagione del foliage. È il momento più richiesto per partire alla volta di Locarno. Giunti là, salire con la funicolare, ideale sorella piccola del trenino, fino alla Madonna del Sasso, per lasciarsi incantare dalla spiritualità francescana del luogo e da una vista mozzafiato sul lago è quasi un dovere morale: una meta che vale la metà del viaggio.
INFORMAZIONI
Informazioni su percorsi, prezzi e prenotazioni al sito https://vigezzinacentovalli.com che contiene tra le altre cose una guida al territorio scaricabile in pdf per scegliere le fermate. Il biglietto base per adulti è di 31 euro a tratta, non comprensivo di prenotazione del posto. Sono previste agevolazioni per famiglie con bambini e ragazzi.



