Quattrocentoquattordici. È una cifra che non ha bisogno di aggettivi. Sta in piedi da sola, come un elenco di assenze. Nel 2025, in Italia, 414 persone senza dimora sono morte in strada. Non in un luogo astratto, ma lì dove si vive e si passa: marciapiedi, parchi, stazioni, baracche improvvisate. La strada non è solo lo sfondo della loro vita: è il fattore che trasforma una caduta, una malattia curabile in una condanna definitiva.

Si muore così, in mezzo a tutti. Visibili e invisibili insieme. Il 34 per cento di queste morti avviene in spazi pubblici: marciapiedi, parchi, aree aperte. Il resto in ripari di fortuna, baracche, corsi d’acqua, persino in carcere. La strada non uccide con un solo colpo: logora, amplifica, rende fatale ciò che per altri sarebbe curabile. Il mito comodo, quello che ci assolve, dice che i senza dimora muoiono d’inverno, per il freddo. I dati lo smentiscono. Si muore tutto l’anno, con una regolarità che fa più paura dell’emergenza. L’inverno è solo il momento in cui guardiamo. Poi smettiamo. Ma le morti continuano anche sotto il sole estivo, durante le ondate di calore.

Chi muore ha in media 46 anni. Trentacinque anni in meno rispetto all’aspettativa di vita della popolazione italiana. È questo lo scandalo più grande: non una morte precoce, ma una vita accorciata sistematicamente. Più della metà delle vittime è straniera, spesso arrivata da Paesi extraeuropei. Ma cresce anche la quota di italiani. Segno che la strada non è un destino “altro”, lontano, ma una possibilità concreta dentro le nostre città. Il Nord concentra oltre metà dei decessi. Lombardia e Lazio, con Milano e Roma in testa. Ma non è solo un fenomeno delle metropoli: si muore anche nelle province, nei piccoli Comuni, nei luoghi dove il disagio resta fuori campo. Due morti su cinque sono dovute a malattie o malori, altrettante a eventi traumatici: incidenti, aggressioni, suicidi. La strada espone a un rischio mortale continuo, perché vivere senza casa significa vivere senza protezioni. Tra il 26 e il 29 gennaio la Federazione italiana Organismi per le persone senza dimora (fio.PSD) ha promosso un censimento nazionale delle persone che vivono in strada, il primo di questo tipo in Italia, che ora attende di restituire dati e storie per una mappatura e un ascolto mai realizzati prima. Perché contare non è un esercizio burocratico: è il primo atto del riconoscimento.

Il report

Come ricorda il presidente di fio.PSD, Alessandro Carta: «Le cause dei decessi tra le persone senza dimora riflettono una condizione di estrema vulnerabilità, in cui fattori personali, sociali e ambientali si intrecciano aggravando situazioni spesso già precarie». Sapere chi sono, prima ancora di sapere quanti sono. Perché una strage diventa davvero invisibile solo quando smettiamo di guardare le persone e restano soltanto i numeri. E quei numeri, da soli, non chiedono giustizia.