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Roberto Vannacci.
«Ti voglio bene, ma la mia è un’altra strada». Così, con una frase da commiato sentimentale, Roberto Vannacci saluta Matteo Salvini e lascia la Lega, di cui era vicepresidente, ma non più ben visto dalla dirigenza del Carroccio. Soprattutto dalla vecchia guardia, che continua ostinatamente a dichiararsi antifascista come i padri fondatori (a cominciare da Umberto Bossi e Roberto Leoni).
Qual è, dunque, questa “altra strada”? Si chiama Futuro Nazionale. Nome impegnativo, anzi impegnativissimo. Quel “nazionale” suona già come un campanello d’allarme, perché in Europa il nazionalismo non è mai stato una passeggiata di salute e rimanda ai movimenti dell’ultra-destra.
Come ogni nuova formazione politica, Futuro Nazionale è ancora un cantiere aperto: un progetto in fieri, una creatura senza contorni definiti, una “cosa” ancora informe. Sul colore, però, pochi dubbi: è una cosa nera. E, come tutte le cose nere che aspirano a diventare movimento, ha già il suo luogo simbolico: un castello in provincia di Alessandria, sede di un think-tank dal sapore evoliano dove si ritrovano i fedelissimi. Tra questi, anche Mario Borghezio, vecchio agitatore leghista, riciclato senza troppe difficoltà.
Quel che già sappiamo, tuttavia, basta e avanza per destare inquietudine. C’è innanzitutto il libro che ha lanciato Vannacci, Il mondo al contrario, una sorta di manifesto ideologico in cui rivendica il diritto all’odio come se fosse una libertà civile. Le donne diventano “fattucchiere”, gli omosessuali e i neri bersagli di sarcasmo e disprezzo, il tutto condito da strambe teorie razziali sulla pelle “bianca” degli italiani.
Poi c’è l’ossessione della X Mas, che l’ex generale infila in ogni discorso come una parola d’ordine. Non ha mai chiarito se si riferisca alla X Mas “prima” o a quella “dopo” l’8 settembre, o a entrambe. All’inizio, sotto il comando del principe Junio Valerio Borghese, la X Mas era un reparto di audaci incursori navali. Dopo l’armistizio, però, scelse di stare con i tedeschi, prima ancora che nascesse la Repubblica sociale, trasformandosi progressivamente in una banda armata al servizio di Hitler, macchiata di crimini di guerra. È la stessa formazione del Borghese golpista che, l’8 dicembre 1970, tentò un grottesco colpo di Stato che prevedeva l’assalto al Quirinale e finì per rifuguiarsi latitante in Spagna.
Ultimamente Vannacci, che alle europee ha conquistato 500 mila preferenze, se l’è presa anche con i libri di storia, in particolare quelli scolastici. Andrebbero riscritti, dice lui, soprattutto nelle pagine dedicate al Ventennio. Secondo l’europarlamentare, la presa del potere di Mussolini e le leggi del regime sarebbero state pienamente legittimate dal contesto dell’epoca, dunque frutto di un tranquillo processo democratico. La marcia su Roma? Non un colpo di Stato, ma una manifestazione di piazza. Il suo intervento aveva un titolo rivelatore: Ripetizioni per chi la storia l’ha studiata sui manuali della sinistra.
Per completare l’opera di riabilitazione del “buonuomo Mussolini”, Vannacci promette un nuovo manuale. Titolo: “La storia al contrario”. Nome perfetto, c’è da riconoscerlo, per chi scambia sistematicamente le vittime con i carnefici.
I politici hanno sempre cercato di piegare la storia ai propri comodi. Ma nemmeno il Movimento sociale di Almirante era arrivato a tanto: a ridicolizzarla e stravolgerla fino a cancellare quasi tutto del Ventennio. Dagli omicidi di Matteotti e don Minzoni allo squadrismo feroce del ’19, dalle leggi razziali alle “fascistissime” che trasformarono lo Stato in dittatura, dalla repressione dell’Ovra all’alleanza con Hitler e alla guerra combattuta dalla parte sbagliata.
Con simili premesse, è lecito chiedersi quale futuro attenda Futuro Nazionale, che ambisce a conquistare i voti della destra delusa dalla Meloni e da Salvini.





