Le luci si abbassano, cala il silenzio e sul palco sale il primo attore: lo spettacolo può cominciare. Per una settimana, ogni sera, compagnie provenienti da diverse regioni d’Italia si esibiscono attraversando generi, registri e temi molto diversi tra loro: dalla guerra alle relazioni umane, dal lavoro alla comicità, fino al giallo e al teatro civile. Ogni serata offre uno sguardo differente sul mondo.

Il "Festival nazionale Il Giullare", giunto quest'anno alla sua diciottesima edizione, si svolge ogni estate al Centro Jobel di Trani, in Puglia, ed è uno dei principali appuntamenti italiani dedicati al teatro inclusivo. Ogni anno riceve centinaia di candidature da tutta Italia, ma soltanto sei compagnie vengono selezionate per il concorso. Sul palco si alternano spettacoli molto diversi tra loro, accomunati dalla presenza di attori con disabilità fisiche, psichiche, intellettive o sensoriali e valutati esclusivamente per la loro qualità artistica.

COME NASCE IL GIULLARE

La storia del Giullare comincia quasi vent'anni fa. A ricostruirla è Marco Pentassuglia, oggi coordinatore del Centro Jobel, che quell'avventura l'ha vissuta fin dal primo giorno. «Era il 2008 e stavo svolgendo il servizio civile al Centro Jobel», ricorda. «Un giorno mi capitò tra le mani Mistero Buffo di Dario Fo. Leggendolo rimasi affascinato dalla figura del giullare: un personaggio bizzarro, vestito di stracci e campanelli, che nel Medioevo riusciva a dire la verità senza essere giudicato». Il giullare gli ricorda la condizione di tante persone con disabilità che incontra ogni giorno. «Mi colpì il fatto che fosse considerato l'ultimo tra gli ultimi e che, proprio per questo, riuscisse a rompere gli schemi e a parlare a tutti», spiega. Da quell'intuizione nasce la proposta di avviare un laboratorio teatrale aperto agli ospiti del Centro. «Il nostro obiettivo, però», precisa, «non è mai stato fare teatro-terapia, ma mettere in scena spettacoli di qualità, in cui gli attori fossero giudicati per ciò che portavano sul palco e non per la loro disabilità».

GLI ATTORI DELLA COMPAGNIA

Quello che era nato come un laboratorio teatrale diventa, anno dopo anno, la Compagnia del Giullare. Gli spettacoli iniziano a essere ospitati anche fuori dal centro e il confronto con altre compagnie fa maturare un'idea: creare uno spazio di incontro attraverso il teatro. Così, nel 2009, nasce il "Festival nazionale Il Giullare – Teatro contro ogni barriera". Da allora è la stessa Compagnia del Giullare a curarne ogni anno l'organizzazione: durante la settimana della manifestazione i suoi attori non partecipano al concorso, ma accolgono le compagnie ospiti, seguono la macchina organizzativa e contribuiscono alla realizzazione del Festival. Tra loro c'è Vincenzo, 65 anni, ospite del Centro Jobel da diciotto anni: «Il teatro mi piace perché esprime l'arte e la creatività. In questi anni», racconta, «abbiamo portato i nostri spettacoli in tante città d'Italia, da Torino a Milano, fino a Macerata e Carpi. Sul palco ho interpretato diversi monologhi e ogni volta è una grande emozione. Recitare mi fa sentire vivo, meno depresso, meno agitato... Mi tira su!». Anche Alessandro, 49 anni, è tra i volti storici del Giullare. Arrivato dalla Sicilia diciotto anni fa, è cresciuto insieme al Festival. «Il Giullare è diventato maggiorenne e anch'io sono diventato maggiorenne insieme a lui», sorride. Nel 2014, con lo spettacolo La donna con il cappello, ha ricevuto il premio come miglior attore al Festival delle Abilità Differenti di Carpi e oggi affianca il direttore artistico, Marco Colonna, nella conduzione delle serate: «La cosa bella del teatro è che sul palco non c'è giudizio: siamo tutti uguali», dice. E poi aggiunge: «Quando alla fine dello spettacolo il pubblico si alza in piedi per applaudirti, il cuore si riempie di gioia».

LA STORIA DEL CENTRO JOBEL

Il teatro, però, non è l'unico filo che unisce Vincenzo e Alessandro. Entrambi vivono da diciotto anni al Centro Jobel, che oggi ospita il Festival e dove è nata la Compagnia del Giullare. La storia del Centro Jobel comincia nel 1995. Don Mimmo De Toma, parroco della chiesa Madonna del Pozzo di Trani, conosce Fortunato Ferrara, un detenuto in semilibertà impegnato a offrire un tetto alle persone senza dimora dopo un percorso di riscatto personale. Il sacerdote si unisce al progetto e coinvolge progressivamente anche la comunità parrocchiale. Cominciano così anni di accoglienza in sedi provvisorie, allestite grazie al lavoro dei volontari, dove trovano posto persone con storie molto diverse: ex detenuti, senza dimora, persone con disabilità, dipendenze o gravi fragilità psichiche. «È stata un'avventura allo stato puro», ricorda don Mimmo, ripensando a quel periodo.

Con il crescere dell'esperienza il progetto trova una direzione sempre più definita. L'accoglienza si concentra progressivamente sulle persone con disagio psichico, in collaborazione con il Centro di salute mentale, dando vita a una comunità residenziale. Nel 2000 viene posata la prima pietra del Centro Jobel, inaugurato sei anni dopo. Ma don Mimmo, fin dall'inizio, immagina qualcosa che vada oltre una semplice struttura di accoglienza. «Tra le tante povertà», racconta, «quella della sofferenza psichica è forse la più incompresa». Per questo, accanto alla casa, vuole un oratorio, spazi sportivi e attività aperte alla città. «L'integrazione vera si fa così. Convivendo nello stesso luogo», aggiunge.

UNA SETTIMANA CHE DURA TUTTO L'ANNO

La settimana del Festival è il momento in cui questa idea si apre alla città. Il Centro Jobel continua a essere la casa dei suoi ospiti, ma diventa anche un luogo di incontro per attori, volontari, pubblico e compagnie provenienti da tutta Italia. È la stessa convivenza immaginata da don Mimmo, solo su una scala più ampia.

Questa sera il sipario calerà sulla diciottesima edizione del Festival e saranno proclamati i vincitori. Domani il palco verrà smontato, il pubblico tornerà a casa e il Centro Jobel riprenderà il ritmo di ogni giorno. Perché il Festival dura una settimana, ma la convivenza che lo ha reso possibile, invece, continua tutto l'anno.