In occasione della Giornata Mondiale dell'Alimentazione, che ricorre ogni anno il 16 ottobre, i dati del rapporto Onu “Lo stato della sicurezza alimentare e della nutrizione nel mondo 2026” mostrano un quadro in chiaroscuro. Per il terzo anno consecutivo la fame nel mondo è diminuita: nel 2025 ha colpito circa 645 milioni di persone (7,8% della popolazione globale), 43 milioni in meno rispetto al 2022. L'Africa però è diventata il continente con il maggior numero di persone che soffrono la fame, circa 309 milioni contro i 292 dell'Asia, pari a un abitante su cinque.

Sabato 17 ottobre il Crescentone di Piazza Maggiore a Bologna ospiterà "Riempi il piatto vuoto”, l'evento di sensibilizzazione e solidarietà promosso storicamente da CEFA - Il seme della solidarietà, che ora si presenta alla città con il suo nuovo nome - Terraperta ETS, la nuova Fondazione di partecipazione nata dall'unione di CEFA, No One Out, Amici dei Popoli, CMSR, Missione Calcutta e Apurimac.

L'edizione 2026 è la sedicesima, ma la prima firmata dalla nuova Fondazione, nata ufficialmente lo scorso 8 settembre, e porta in piazza un messaggio semplice: la fame non è una fatalità, ma il risultato di scelte e squilibri che si possono cambiare.

Al centro dell'iniziativa, una grande installazione di pixel art urbana composta da circa 3.000 piatti di ceramica, realizzata con il contributo collettivo di volontari, cittadini e realtà del territorio. Il disegno, che popolerà il Crescentone, sarà firmato quest'anno dall'illustratrice Felicita Sala.

Ai quattro angoli dell'opera, volontarie e volontari coinvolgeranno i passanti in un percorso interattivo per sensibilizzare sul tema della fame e sulle sue cause profonde: la crisi climatica, i conflitti armati e le disuguaglianze che, insieme, mettono a rischio la sicurezza alimentare di milioni di persone.

Come ogni anno, l'evento ha un duplice obiettivo: sostenere un progetto di cooperazione internazionale sulla sicurezza alimentare e aiutare le persone in fragilità di Bologna. Il progetto scelto per il 2026 si trova in Karamoja, Uganda, una delle aree più fragili del Paese, dove emerge con chiarezza il legame tra fame e cambiamento climatico: lunghi periodi di siccità alternati a inondazioni estreme mettono a dura prova un ecosistema già compromesso e comunità che vivono di agricoltura domestica e pastorizia.

Qui la dipendenza dalla legna da ardere impoverisce foreste e suolo, l'accesso all'acqua potabile sicura resta un miraggio per gran parte delle famiglie e la mancanza di sementi resistenti alla siccità minaccia costantemente i raccolti, aggravando l'insicurezza alimentare. A sostegno del progetto è aperta anche una campagna di crowdfunding sul sito